giovedì 27 dicembre 2018

ANCORA SHARM



Xperience Sea Breeze - Shark Bay
      
       Dopo la sconfortante esperienza delle Maldive in cui  è rimasto insoddisfatto il desiderio del nuoto, dell’acqua, del mondo dei pesci  a ottobre ho cercato un volo per Sharm.
Dopo un primo contatto  con l’agenzia viaggi  sono tornata al fai da te e ho acquistato il primo volo stagionale che partiva da Venezia . Unica compagnia che faceva voli diretti: la low cost Air cairo.
Anche se avrei preferito per il clima partire ad ottobre, l’operativo  voli e impegni vari mi hanno costretta a partire il 4 novembre.
Il volo è stato acquistato ad un prezzo basso (250 euro a persona) con il ritorno un po’ scomodo alle tre di notte mentre la partenza alle 9 di mattina.
Una volta fissato i voli eccomi alla ricerca del resort.
Viste le esperienze precedenti funestate da problemi intestinali, stavolta la  priorità è stata di cercare un hotel con opinioni favorevoli in merito alla pulizia. Poi si sa con barriera vicina e bella. Ma esiste a Sharm una barriera brutta? Ho notato che se  si possono trovare zone più o meno ricche di pesci, i coralli sono stupefacenti dappertutto: coloratissimi , vari e scenografici.




Ma torniamo al resort. La rosa dei nomi era concentrata su: Savoy, Sentido, Sensatori e Xperience sea breeze. Che sono anche i più nominati nei forum. Scartato il Savoy perché taluni dicevano che agli Italiani davano le stanze peggiori, il Sentido  perché altri lamentavano problemi di pulizia e il Sensatori perché la stanza vista mare era troppo cara abbiamo prenotato l’Xperience sea breeze (tramite booking.com) apprezzato per la pulizia e la gentilezza.
L’hotel ci ha fornito anche il transfert dall’aeroporto  al prezzo di 25 euro andata e ritorno.
Il volo in partenza è stato molto comodo, fatto da un’ aeromobile non Air cairo con la fortuna di essere in due su tre posti. All’arrivo non dovendo fare il visto ( per noi only Sinai) la procedura è stata veloce. Fuori c’era il taxi dell’hotel ad aspettarci.
Per le telefonate abbiamo acquistato una Sim Orange all’aeroporto, che se ci ha supportato per viaggiare in Internet  non abbiamo capito che succedeva per le chiamate in quanto si è mangiata due ricariche fatte durante il soggiorno per qualche minuto di conversazione (whatsapp non funziona).
La bellezza di un viaggio a Sharm è che il tragitto è breve (4 ore) per cui si arriva non provati.
Avevo letto che il personale alla reception era un po’ scorbutico, invece anche in seguito ho avuto modo di apprezzare la cordialità dell’impiegato che parla italiano.
La stanza era sul blocco richiesto, vista mare. Ampia e confortevole. L’all inclusive ci ha dato la possibilità di fare uno spuntino nel ristorante vicino al mare aperto fino alle 4 del pomeriggio, ristorante che non consiglierei né per spuntini del mezzogiorno, né per grigliate la sera.
I pregi di questo resort sono due, anzi tre. Pulizia estrema, gentilezza di tutto il personale, possibilità di essere trasportati  gratuitamente a sere alterne  a  Old sharm, Naama bay, Soho square con il pulmino dell’hotel.
Altro pilastro della struttura è il manager  del ristorante principale che dirige in maniera efficiente un po’ tutto l’hotel.
Il resort d’altro canto ha un punto spiaggia veramente infelice. Un corridoio stretto terrazzato incastrato nella roccia che nel pomeriggio va subito in ombra e a novembre, più o meno alle 4 e mezza, la gente se ne va.
Spiaggia Xperience sea breeze


Un posto fronte mare si ottiene subito con mancia al bagnino (per altro molto simpatico).
Prima colazione, pranzo e cena non sono male. Tanta varietà ma per la qualità… da 6, 6-.
Caratteristici sono dei frutti che da noi non si trovano e sono un incrocio tra una pera e un limone.
Non male nemmeno i piatti cotti dal cuoco al momento. Sempre buono il pollo.

Il mare a novembre è ancora caldo e  mi sono goduta una splendida barriera corallina anche se non ricchissima di pesci.


Per le escursioni volevo rifare il Canyon colorato ma per motivi di sicurezza terrorismo il tour è sospeso a oltranza.
A Sharm c’è molta security e check point, come non avevo visto dai tempi del viaggio a Eilat. In verità l’anima turistica e vacanziera del luogo predomina su tutto. E anche le camionette di militari in divisa diventano parte della scenografia.
Sharm dall’ultima volta che sono stata si è riempita di luci e centri commerciali. Si è un po’ “LasVeghizzata”.
C’è persino una pista di pattinaggio sul ghiaccio a Soho square. Si è anche aperta ad un turismo arabo  ed egiziano che negli usi e costumi fa a pugni  con quello occidentale.
Per cui si vedono ragazze fare snorkeling in burkini e il turista arabo che scende a pranzo dieci minuti prima della chiusura con i figli e moglie coperta dal  niqab .
Se il mare è l’oro di Sharm, le montagne alle spalle sempre ovattate dalla polvere del deserto sono una pietra altrettanto preziosa.




Trovare un locale a Sharm per una buona cena di pesce è un problema. I soldi arrivati con il turismo hanno standardizzato l’offerta. Noi abbiamo provato ”Fares” a Old Sharm ed è stata una delusione.

Non è stata una delusione il Farsha cafè, un grande e tortuoso locale incastonato sulla roccia di fronte al mare. Un bar museo moderno  non propriamente arabo, non propriamente turco, pieno di atmosfera. Zeppo di persone  fra cui molte giovani, un po’(tanto) hippy, cosmopolita: Il mondo seduto davanti al tramonto con il mare sullo sfondo.


Farsha Cafè - Foto


Altra novità (?) di Sharm sono i falsi. Borse, orologi, vestiario.
I negozi di marchi contraffatti, original fake, hanno soppiantato tutto, in pratica ci sono solo loro. E dentro i più grandi ed eleganti a Old Sharm ci sono soprattutto italiani. Con i nostri bei vestiti ci buttiamo sulla merce contraffatta sperando nell’affare. In verità ci passerei  dentro ore anch’io.
“Grazie Bisciou!”, il nostro autista (dell’hotel) che ci ha accompagnato e aspettato.
Riepilogando capisco chi va a Sharm ogni anno,  anche più volte. E’ una vacanza economica, tutto sommato a breve distanza, in un bel posto.
Io ho già deciso che ci tornerò.

martedì 23 ottobre 2018

MOSCA E SAN PIETROBURGO







Mosca - Piazza Rossa
Questo è il resoconto di un viaggio fatto tra Mosca e San Pietroburgo nel 2003.
Ovviamente la situazione politica è cambiata. Di allora ricordo una grande libertà di esprimersi della gente. Il bisogno di respirare a grandi boccate una libertà appena raggiunta.
Lo pubblico come stava, scritto al ritorno nell'agosto del 2003.


   Di solito siamo turisti “fai da te”, ma in questo caso, spaventati dalla lingua, dalla scrittura cirillica e da alcune guide consultate ci siamo aggregati ad un viaggio organizzato di una settimana tra le due città principali con il T.O.  Metamondo  ripromettendoci di dedicare le giornate libere del tour a vagabondare per conto nostro.
Siamo partiti da Verona con una levataccia per  poter fare il tour che sostava una giornata in più a S. Pietroburgo in quanto da tante parti ci era giunta voce delle bellezze di questa città.
Mosca ci ha accolto sotto una pioggia sferzante, con una temperatura di 15 gradi quando in Italia ce  n’erano 35.
Guardando gli altri turisti arrivati con noi ci siamo accorti che la Russia è meta di un turismo anziano, sottovalutando lo stress e la fatica che si devono sopportare per superare i laboriosi controlli, e conseguenti code a cui vengono sottoposte le persone in un aeroporto russo. Questo non è da sottovalutare nel caso di viaggiatori con qualche problema di salute e poco abituati a muoversi.


Mosca - Aeroporto


Questi tour fanno capo ad alberghi che io scherzosamente ho chiamato “obbrobri del periodo sovietico” cioè costruiti nei 70 anni del passato regime.
Si tratta di alberghi destinati ad essere abbattuti con l’avvento del capitalismo. Troppo mastodontici, troppo dimostrativi: a Mosca ne stanno abbattendo uno adesso. Per la sua costruzione erano state demolite 12 chiese e veniva ironicamente chiamato: la tomba del turista ignoto.
Qualche chiesa verrà ricostruita  ci hanno detto, male, dico io, come la cattedrale  di S. Salvatore. E temo che niente potrà essere più come l’originale. Questo scempio della cultura è forse uno dei rammarichi che  si trascineranno per sempre i regimi  comunisti.




MOSCA:


Belle, alte ragazze dallo sguardo altero vestite alla moda.
Giovani uomini con l’espressione da duro.
Cupole  a cipolla dorate che svettano sopra i tetti, abbinate al blu e al verde: incantevoli.
La Piazza Rossa: non puoi fare a meno di immaginartela con la neve. Bellissima.
La cattedrale di S. Basilio restaurata esternamente come una scenografia di Euro Disney: ma non ci sono i bravi restauratori?
Il Cremlino e l’incanto delle sue chiese.
Le stazioni della metropolitana: stupefacenti!
E poi?
E poi le vecchine che tengono in ordine i gabinetti pubblici  per arrotondare la irrisoria pensione.
I cani stesi proprio davanti la porta di entrata delle metropolitane.
Gli adolescenti nei parchi, tutti con una bottiglietta di birra in mano.
I bambini che non ci sono perché sono tutti ma proprio tutti in colonia sul mar Nero.
L’entusiasmo di una ragazza che nei suoi discorsi ci dice che per loro, i giovani, adesso è molto meglio. E nella sua tranquillità di poter dichiararsi e parlare ci dice che qui  la libertà, almeno quella di espressione, sicuramente è arrivata.
E ancora?
Le donne che si sono date molto da fare per spiegarci la strada per arrivare al mercato di ImajlovIzo.
La proprietaria di una bancarella che mi ha indicato quale matrioska comprare tra quelle che vendeva. E non era una questione di prezzo: era una questione di gusto! Il più bell’oggetto che abbia portato a casa.
L’inglese così poco parlato e tanto indispensabile per poter comunicare  in un paese che vuole allinearsi all’occidente.
La squisita zuppa di zucca  mangiata al ristorante raggiunto con la tortuosità di una caccia al tesoro.





Mosca - Un matrimonio
 


 

S. PIETROBURGO:


Per noi un po’ una delusione. Ma è solo una nostra personale  impressione.
I canali sono grandi e sembrano fiumi.
I palazzi sono senz’altro imponenti ma a noi hanno dato l’idea di mancare di “tempo antico” di radici lontane.
La ragazza che ci accompagna dice che in Russia manca l’industria tessile e quella dei latticini. Noi vorremmo aggiungere che manca anche la tecnica del restauro perché  questi colori pastello squillanti dei palazzi  tolgono fascino e atmosfera. Una cosa bella da vedere ma in cui non riesci ad entrare.
Senz’altro incantevole l’Ermitage, da togliere il fiato “La Deposizione” di Rembrandt.
 Ma  quanta gente, quanta gente! Mi immagino qui da sola, magari in novembre con la neve, in questo palazzo che come nessun altro riesce a darti l’idea della grandiosità, a guardare questi capolavori dell’arte mondiale! Palazzo e opere: un connubio esaltante!



S.Pietroburgo - Ermitage


E poi?
E poi i discorsi di una ragazza che ci dice:
“ Si è vero adesso abbiamo la libertà ma non sappiamo come gestirla, come trattarla, come misurarla. Aspettiamo che ci dicano come fare. Che chi governa ci dia un metodo. Noi russi non abbiamo mai saputo bene gestirla la libertà. Ci disorienta.  Il nostro zar Alessandro II che ha dato la libertà ai servi della gleba è stato poi ucciso…”
E poi i minibus che seguono gli stessi percorsi degli autobus e puoi scendere dove vuoi. Eccitante il posto del cassiere, dietro l’autista: chi si siede raccoglie i soldi per tutti e dà il resto.
E poi i gattini in vendita per la strada, le bancarelle che vendono CD, i panifici con piccoli piatti caldi, le ragazze con i tacchi alti.
Se un viaggio è nei suoi ricordi, questo è  il mio.



giovedì 9 agosto 2018

HOTEL PER CANI





Foto Google immagini
  
   
















     Il rapporto con il proprio cane è un rapporto unico. Il cane semplicemente si innamora di te. L’innocenza del suo  affetto sottoposto alle strade che percorri  fa scatenare un delicato sentimento di protezione.
La preoccupazione di doverlo lasciare  in un pensionato o presso vicini  durante le  assenze ha reso preziose tutte quelle strutture che accolgono  gli animali per le vacanze.

Sono molte le residenze che con un sovraprezzo ospitano cani di taglia piccola e media. Ma i cani grandi? E chi ne ha più di uno?
Ecco che nei luoghi di villeggiatura alcune spiagge e hotel si sono riconvertiti all’esclusiva accoglienza di clienti con  cani. Perché diciamolo: i gatti sono differenti. Il loro affetto non è così totale e manifesto, ti vengono incontro quando torni da una separazione di giorni e capisci che sono contenti di vederti ma sarebbe traumatico far cambiare loro ambiente e  confinarli in una stanza d’albergo.




Taby e Luna

Non avevo mai avuto un cane prima di Taby e in realtà non so quando sia davvero cominciato il desiderio di averne uno.
Mi sono dedicata a lei in maniera eccessiva il primo anno, come è mio carattere. Durante le  vacanze estive ho cominciato a cercare in internet strutture pet friendly  (ormai  la terminologia inglese si diffonde a macchia d’olio e a mio avviso certe parole sono proprio azzeccate) così sono partita con il mio cocker dalle gambe lunghe a Vigo di Fassa, hotel Millefiori.
L’esperienza è stata più che positiva. I proprietari (Elena) molto gentili e disposti a darti tutte le informazioni dove portare a passeggio il cane.
Dietro l’hotel c’è anche una stradina dove lo puoi far correre  di prima mattina.  La pensione è piccola e a quel tempo  era aperto il ristorante con cibo davvero gradevole.
L’anno successivo il servizio pasti veniva fornito da un altro esercizio pur pranzando in loco.
Gli ospiti avevano  tutti un cane, talvolta due. Era bello trovarsi alla sera e far socializzare i propri pelosi, raccontando dei posti dove si era stati. E anche se eri da sola ti sentivi parte di un gruppo.
Davanti la struttura c’era una fontana colma d’acqua e Taby era l’unica a fiondarsi ogni sera. I cani (giustamente) non erano ammessi al ristorante. Fuori c’erano anche dei box ampi dove potevano essere lasciati gli animali al bisogno.
Di quella vacanza ricordo un proprietario anziano di un weimarener che faceva da guida e badante al suo padrone. Sempre seduto accanto a lui a cogliere ogni sua mossa e  la sera verso le 11 si alzava e faceva capire al padrone che era tardi e che sarebbe stato meglio andare a letto:
“ Ehi, mi sembri affaticato, su a letto  a riposarsi …”
 Incredibile!
Dietro l’hotel c’era un  grande albergo illuminato da cui si vedevano uscire ospiti con cani. Dopo un mese con alcuni familiari ho deciso di soggiornare in quell’albergo (hotel Fontana).
Abbiamo avuto la fortuna di stare nella dependance più tranquilla, con stanze  ampie e con più libertà di movimento per il cane. Sovraprezzo  circa 7 euro al giorno.
Se paragonato all’hotel precedente  non c’era storia: per una differenza a persona di 15 euro al giorno c’era molta più varietà e quantità  di cibo, la merenda, giochi per i nipotini, piscina, per cui…
La differenza di spesa comunque c’era e i conti in tasca non si fanno a nessuno. Dopo tutto sono sempre 37 euro in più al giorno per stanza.

Hotel Millefiori - Vigo di Fassa















       Quest’anno vista l’impossibilità di fermarmi con il cane in appartamento in Austria mi sono messa alla ricerca di strutture che accogliessero  cani.
Dapprima ho soggiornato al Monaco hotel di Santo Stefano di Cadore. Albergo  carino con buona cucina. Il mio non era l’unico cane. Durante i pasti lo lasciavo in stanza chiuso nel trasportino (ampio) temendo graffiasse la porta e al ritorno lo premiavo con qualche verdura sottratta al buffet della cena.
Dietro l’hotel c’era un bel giardino per fargli fare la pipì.
Dopo una quindicina di giorni mi sono fatta tentare dall’hotel con piscine per cani, Sonja a Cadipietra  in Valle Aurina.


E qui c’è da raccontare.
Hotel Sonja - Cadipietra
In questo hotel c’è gente un po’ da tutta Italia e Germania. I cani ospitati sono davvero tanti. Le persone che arrivano qui amano appassionatamente il loro peloso e di solito si tratta di cani viziati ai quali non importa proprio niente di socializzare con i simili: è molto più importante stare con i padroni.
Succedono zuffe e abbai un po’ ovunque (tranne di notte) quando i cani si incontrano. Ognuno pensa di avere il cane perfetto anche se non lo dice, per cui bisogna stare attenti al comportamento del proprio se non ci si vuole inimicare qualcuno. Basta che il tuo cane segua per un po’ un altro e quest’ultimo non gradisca, che subita scatta la protezione padrone. O se ne va lui o ti fa capire che sarebbe meglio te ne andassi tu.
Le due aree giochi, una con piccole attrezzature da agility e una con piscine sono piccole. Verso sera
sono troppo affollate e dentro non ci si sente a proprio agio (animali  compresi io credo).
Ho visto pochi cani andare in acqua, soprattutto sulla piscina grande.  Nei quattro giorni di permanenza ci è entrata solo Taby e un pastore tedesco.

Taby sulla piscina grande

La struttura ha  una utile stanza per lavare gli animali con vasca, shampoo, asciugamani , phon.
Io l’ho adoperata visto che la cockerina ama l’acqua e so di proprietari di un levriero afghano che la utilizzavano per toelettare il proprio bellissimo esemplare.
L’hotel era un po’ spartano (anche se il prezzo non lo era): reception, quando era aperta,  simile ad uno sportello d’ufficio, primi piatti alla sera da storcere il naso. Comunque le persone che vanno là non vanno per la cucina. Ed in effetti la piacevolezza di posti come questi  è il sentirsi ben accettati nonostante il cane.
Gli animali erano ammessi anche al ristorante. Io non avrei mai potuto portarci Taby: lei mendica continuamente. Ultimamente se non allungo un bocconcino persino abbaia. No, non avrei potuto andarci.
Al ristorante si vede un po’ di tutto: ho visto una coppia di mezza età con due meticci adottati dal sud che pranzavano seduti con loro. Sì, quattro sedie occupate: due persone e due cani seduti. Erano incredibili. Dipendevano in tutto e per tutto dai capricci dei loro animali. Si facevano spostare di tavolo se uno dei cani aveva in antipatia un cane del tavolo vicino. Di notte facevano i turni per portare i cani a fare la pipì:
“Sa signora poverini, soffrono da disagio da cambiamento, non sono abituati!”

Non ho potuto fare a meno di considerare come questi cani sottratti ad una vita di stenti dalle strade di Siracusa siano finiti seduti a tavola in un hotel dell’Alto Adige, vezzeggiati e ripresi come bambini i cui nonni permettono tutto.
Taby adora la montagna, è il mio apripista lungo i sentieri. Ritrova le tracce del ritorno. E’ sempre libera e non si allontana mai tranne quando siamo vicini ad un torrente e allora scende a rinfrescarsi. Sempre dieci metri avanti a me. Quando arriviamo alle malghe si rinfresca tuffandosi in un abbeveratoio e si rifocilla mendicando un po’ di torta (anzi quasi metà) che ho ordinato.
Per cui tornerò in montagna. Ci tornerò tra poco in un hotel dove sono ammessi i cani con un sovraprezzo.
Dopo tutto anche a lei come a tutti gli altri basta il proprio padrone vicino, un corso d’acqua, una strada in mezzo al prato.



Taby si rinfresca


Taby in ovovia




giovedì 5 luglio 2018

VERSO CASA: GREA DI CADORE








Stazione di Calalzo di Cadore
      Se do uno sguardo alla mia vita di viaggiatrice sono consapevole di aver visto luoghi che da bambina mai avrei immaginato di raggiungere. Ho preso tanti aerei e ho attraversato molti aeroporti. Ho vissuto quel particolare momento in cui le porte automatiche dell'uscita  si aprono e per la prima volta tocchi una terra da conoscere. Poi arriva il tempo in cui un po' per l'età o per altri motivi ti fermi e vai in cerca dei luoghi del cuore. Di paesaggi cresciuti come edera dentro di te, che avevi accantonato. Ricordi intensi legati a suoni, a odori, a colori, ad un'altra stagione.
Calalzo visto da Grea



    Grea era (ed è) un paesino del Cadore che guardava da un lato il lago e dall’altro il sole. Una strada in ripida salita che lasciava la strada principale e si arrampicava sconnessa verso un gruppo di case.
All’inizio, quando ero piccola (la prima volta avevo sei mesi),  il vecchio taxi della stazione montana caricava noi bambini e i bagagli e ci portava fino a destinazione. Gli adulti andavano a piedi. L’auto, a portarci tutti  proprio non ce la faceva.
Più tardi quando  papà aveva la seicento, e non si può dire fosse proprio un bravo guidatore, la macchina ad un certo punto si fermava,  noi bambine e la mamma   scendevamo e  spingevamo.
Che sollievo se partiva alla prima spinta! Era come veder sollevare una mongolfiera: il nylon sul tetto si gonfiava sopra le valige ed a fianco la gabbia del canarino che nessuno a casa ci teneva.
Grea era fresca: grosse tazze di caffè latte dolci  al mattino seduti su lunghe panche di legno.
E l’odore! Qualcosa di marchiante, di antico.  Come la fontana, messa in una piazzetta che  era l’unico posto un po’ in piano del paese.
Grea - Fontana del paese


Le nostre mani di bimbi che si immergevano nell’acqua fredda dopo una passeggiata, con l’occhio attento per paura che arrivasse “Pellegrin”, il mandriano. Che senz’altro ci avrebbe sgridato perché lui lì ci lavorava e se l’acqua si sporcava le mucche non bevevano.  Allora ci  avrebbe rimproverato con la rudezza  selvatica  di certi pastori e dei contadini.
Ogni anno non si era mai soli: c’erano sempre nonne e poi zie e cugini che stavano con noi o in una casa vicina.
E papà che durante l’anno era sempre silenzioso, là si animava. Grea era  la sua vitamina: si attivava, diventava un capo,  un punto di  riferimento. E faceva amicizia con la gente del paese. C’era  Toni della fabbrica di occhiali. Sior Bepi, che ci portava certi pugnetti di funghi per il risotto come un tesoro. La signora Lucia: come cucinava le salsicce lei, non le cucinava nessuno. E Giovanni che raccontava dell’emofilia, la malattia del paese, perché in una comunità così piccola le unioni avvenivano tra portatori e così si trasmetteva ai nuovi nati.
Il paese nei primi anni era vivo: c’era il negozio di alimentari, la macelleria, il giornalaio che vendeva orologi da muro tirolesi e perfino la merceria. E si intrecciavano amori.
Il sabato sera le cugine grandi, con i capelli cotonati e le gonne a palloncino, ballavano in uno stanzone della cooperativa. E noi piccole a spiare, a spettegolare, a inventare, a immaginare.
C’erano prati profumati di ciclamini (solo a Grea ce ne sono così tanti ancora oggi) che i primi anni scordavamo in treno al ritorno. C’era la chiesetta sul bosco che faceva  da crocevia per i sentieri: giù verso il campo sportivo con i cespugli di ginepro e a sinistra verso il ruscello.

Perché solo a Grea ci sono così tanti ciclamini?




Chiesa sul bosco di S. Antonio - Grea


Anno dopo anno Grea metteva radici nei nostri piedi (le vacanze duravano un mese e più) con quel legame che unisce profondamente uomo e natura. Cuore e emozioni. Luoghi conosciuti e passioni. Una appartenenza che diventava una pretesa.
Ma il fiore all’occhiello del paese era la veduta dal colle della chiesa: di giorno una cartolina con il lago, il paese, le strade, le montagne intorno. Di notte un presepio rubato al Natale, un incanto di luci e lucine. Sotto un cielo stellato. Con l'accompagnamento dei grilli.







Chiesa di S. Leonardo Grea- sullo sfondo monte Tudaio

Quando si lasciava il paese verso la chiesetta di San Antonio, ricordo che papà guardava sempre l'ultimo  solido fienile  a sud con vista sugli "Spalti di toro", perfetto da riadattare. Ci diceva con rammarico:
« Ah se vincessi la lotteria, se riuscissi ad avere i soldi…»
Ma è anche vero che di anno in anno Grea si spegneva. Dapprima sparì la merceria, poi il macellaio  poi il tappezziere - quello perché aveva messo incinta Pinetta e di sposarla non ne voleva sapere-.
La strada nuova tutta larga  e piena di tornanti, fatta per facilitare  la gente ad  entrare in paese,  sembrava fatta invece per aiutarla ad  uscire: i giovani a studiare, gli uomini e le donne per lavorare nelle occhialerie della valle.
Il campo sportivo venne spianato degli abbeveratoi e delle panchine e fu oltraggiato con la costruzione di un rumoroso poligono di tiro. A ogni colpo di schioppo scappavano gli uccellini, le vipere a cui ci eravamo abituati e  le mucche di “Pellegrin” vennero  macellate.
Il sentiero per il ruscello franò durante una piena.





Lago Centro Cadore
Chiediamo sempre di Grea a parenti o amici che ci sono passati. E ne parliamo spesso fra di noi, con tanto amore. Siamo tornati per il funerale di Sior Bepi. E succede, in estate, di fare una scappata se si è nei dintorni per guardare il panorama dal colle della chiesa. E restiamo ancora lì ammutoliti e capita di girarsi e trovare inaspettati dei parenti che hanno avuto la nostra stessa idea, che è poi la risposta ad un richiamo. Una specie di dovere. Un onore  che si porta a qualcuno che è stato così dentro nella nostra vita, che è stato buono e adesso se ne è andato.

Spalti di toro
Grea in una cartolina d'epoca
Fienile dei sogni

Grea adesso, un po' come tutti i paesi di montagna che non hanno impianti sciistici, è un posto dove la villeggiatura estiva è andata scemando.
La vecchia fabbrica di occhiali abbandonata e distrutta, credo da un incendio, andrebbe abbattuta.
Villeggianti legati al luogo hanno ristrutturato  case e ci vanno in estate o per funghi.
Da lì partono alcune belle passeggiate come al borgo di Rizzios o a Domegge. Per non parlare poi della Croda rifugio Baion (salita impegnativa/950 m. di dislivello) dove alcune famiglie del paese hanno un Tabià con vista impareggiabile  sull'Antelao e Marmolada.
I ragazzi del posto miei coetanei non erano per niente di mentalità chiusa. Abituati ogni anno ad incontrarsi con turisti e famiglie della pianura erano moderni ed aperti.
Alcuni hanno sposato villeggianti di città ed io mi inchino di fronte a queste giovani che hanno lasciato Venezia o Padova per andare a vivere in un paese dove gli stimoli sono ben pochi. Sono comunque matrimoni che hanno funzionato.
Dieci anni fa siamo tornati in gruppo: parenti e amici legati al luogo. Con torte e un cartello di evviva abbiamo fatto una rimpatriata. E' stato una specie di pellegrinaggio con tante foto, ricordi e saluti.
Un bisogno di stringersi intorno agli affetti come solo questo paese fa sentire.
















mercoledì 16 maggio 2018

IL MAKE UP 10 ANNI DOPO







Pony Makeup e Cliomakeup

In realtà non so come cominciare questo articolo che parla anche di Clio.

Quando si parla di web (veicolo anche di questo blog) e di make up,  non è possibile non parlare di Clio Makeup.

Di lei ho già parlato in questo scritto e in quest'altro. Le riconosco tutt’ora il merito di aver insegnato le basi del trucco a migliaia di ragazze che si mettevano il fondotinta pastone di tre toni più scuro nel viso e lasciavano bianco il collo.

Chiaro che dopo le basi chi come me vuole approfondire l’argomento deve andare altrove.

Clio si è diversificata, ha dirottato il suo hobby verso il magazine, l’imprenditoria. Ha costruito un marketing intorno al suo personaggio, la sua persona  carismatica ed empatica. Dico sempre che avrebbe potuto presentare qualsiasi altro prodotto e avrebbe avuto successo perché  quello che vende è il suo modo di fare, la sua affabilità, il suo viso carino e pulito. Insomma è un po’ come Belen.

Non fraintendetemi . Mi piace Belen perché oltre al suo aspetto fisico c’è di più. Come quando  vado a teatro mi attendo lo spettacolo.

Clio sponsorizza prodotti, fa televisione, recensisce prodotti e parla di attualità. Talvolta propone prodotti che deve ancora provare. Altre volte parla entusiasta di prodotti che  poi il suo team boccia.

Nel suo blog c’è sempre uno o due post che leggo. Per quanto riguarda il trucco non si è evoluta. Credo poi che il suo impegno di mamma la distolga (giustamente) dalle sue passioni. Che passione più bella c’è di vedere la propria figlia crescere?


Il trucco credo sia stato il suo hobby iniziale poi è stata travolta dal successo e dalla fatica che ha comportato farlo diventare un lavoro.


A  guardare con oggettività credo che la sua passione per il make up non fosse così profonda come in altre youtubers che poi ho seguito.
Faccio difficoltà a parlare così di Clio, mi sembra quasi di tradire una persona amica. Però ho constatato che quando un argomento è “tuo” lo approfondisci, diventi ossessiva, vuoi imparare tecniche nuove.

I trucchi di Clio da anni si fermano là. Fa anche pochi  tutorial. Ha fondato una sua linea di cosmetici  immagino buoni, anche se  non ho ancora acquistato niente.


Le ho sempre rimproverato  di non mettere i nomi dei prodotti che adoperava e soprattutto quelli dei pennelli. Molto probabilmente all’inizio la sua omissione era dovuta al timore che le tante ragazzine che la seguivano dilapidassero la paghetta.


Però adesso che ho coscienza ed esperienza quando vedo su youtube un pennello che lavora bene sul viso, che tratteggia senza sbavare io voglio sapere il numero e la marca. Magari non lo compro, ma conoscere l’efficacia di un “tool” fa parte della mia passione, di quello che cerco.


E’ vero che quando ci si accorge di stare bene con  un trucco si tende a ripeterlo però dobbiamo cercare di variare per i  lettori. Possiamo comunque adottare make up misurati ma diversi.


Elenco qui sotto qello che avrei voluto  Clio mi insegnasse e che invece ho appreso altrove.


Tutte le  ragazze dei tutorial qui sotto sono carine (ma anche Clio lo è), usano lenti a contatto colorate, il che aiuta a fare effetto su certi ombretti o ad accompagnarli.


Alcune tecniche (poche) le usa anche Clio adesso. Ma questi tutorial risalgono anche a 4/5 anni fa.

Sono quasi tutti di Pony makeup. Ma è lei che seguo e ritengo la migliore. Certe tecniche  le ho viste anche su Lisa Eldridge. Amore per la precisione e i dettagli che rasenta la pignoleria. Ma la leggerezza, disinvoltura che usa Pony è strabiliante. I video sono in lingua coreana con sottotitoli in inglese. Però basta guardarli per capire che non serve un interprete.


VIDEO    1


In questo video del 2013 su una base molto luminosa viene messo il concealer ai lati del naso.
Cipria trasparente anche sulle sopracciglia.
Occhi con doppia codina finale.
Blush da metà guancia sfumato verso le tempie.

VIDEO 2



nel video 2 del 2014 c'è l'uso di eyeliner/ tightliner e poi l'olio picchiettato sopra il blush per rendere gli zigomi luminosi.

VIDEO 3




in questo video è ammirevole l'uso del cotton fioc per stendere il fondotinta, poi lei usa una spugna a triangolo,ombreggiatura del naso (la fa spesso anche sotto il labbro inferiore) e contouring con fondo.






VIDEO 4


in questo post vi è la costruzione di un rossetto mescolandone due insieme e vi è la creazione di un blush in crema con un ombretto in polvere.

VIDEO 5



nel video 5: interessante  tightliner sulla rima interna occhio superiore marrone ed esterna nero poi gel steso con pennello angolare per la bordatura e codina.


VIDEO 6





nel video sopra (uno dei miei preferiti) stupendo incrocio di blush.

VIDEO 7


un capolavoro, questo tutorial. Si fa un uso importante di prodotti MAC e  guance scolpite, illuminate. Importante la base giallo dorata (difficile da reperire) sotto il fondotinta.

VIDEO 8


da notare l'acqua termale stesa con la spugnetta prima del fondo – ripresa del fondotinta solo sulla parte centrale. Da vedere  anche per l ‘eyeliner con sopra l'ombretto.

VIDEO 9







fondo mescolato con il blush e rossetto coordinato
il concealer steso prima  sulla spugnetta e poi tamponato sotto l’occhio per un effetto no makeup.


VIDEO 10




un capolavoro , non c'è altro da aggiungere.




Il trucco non deve rendere irriconoscibile la persona. Deve mettere in luce lati del suo carattere che non avevamo mai colto.

















giovedì 22 marzo 2018

MALDIVE DA DIMENTICARE

Biyadhoo Isola




 Metti che ti svegli una mattina e ti rendi conto di avere un periodo pesante alle spalle. Puoi appena tirare un sospiro di sollievo perché hai sistemato l’anziano genitore  temporaneamente in casa di riposo  appianando  conflitti con la struttura  (hanno regole rigide che trovi prive di buon senso). La nipotina può essere ritirata in uscita dall’asilo dalla consuocera, il cane ha l’otite che sta guarendo e il pensionato animali ha disponibilità. L’inverno è ancora lungo, chiedi al marito:
“Perchè non ce ne andiamo in vacanza? Al caldo, in un posto tranquillo in cui siamo sicuri di rilassarci. Un bel mare, pesci da inseguire…”
“Va bene”.
Non ha fatto nemmeno in tempo a dirlo che sei su internet, ti studi i voli da Venezia, il resort consigliato. Corri a comprarti la maschera graduata (stavolta i pesci voglio vederli bene) e le scarpette da scoglio che tutti raccomandano e poi rispolveri la seggiolina gonfiabile arancione con su scritto Latte Venus per “pacioccare” in acqua, vicino a riva.


O. k. si parte per una settimana di relax alle Maldive con Alitalia. Ma esistono sedili più stretti? Perché sempre  davanti a te viene  abbassato subito lo schienale e devi fare le contorsioni per uscire e scopri che sull’altra fila si stava meglio? Quando entri in aereo e vedi quelli in prima classe li guardi come un miraggio e ti chiedi: “ Ma chi può permettersi una differenza di costo così grande? Già sono fortunata io che  posso permettermi questa vacanza…”
Se il volo è di notte qualcosa dormicchi. Il cibo è “puzzone” come il solito. Ma perché non danno dei sandwich, dei panini, dei tramezzini?
Atterri tra calche di europei bramosi di abbronzatura. E subito ti scontri con  altri scenari : uomini scuri, donne velate, ventilatori al soffitto, bottiglie di acqua minerale.







Foto da Turisti per caso - Giapponesi in luna di miele

I giapponesi in luna di miele sono carinissimi. Le donne non si abbronzeranno mai e gli uomini fotograferanno tutto, anche gli spruzzi d'acqua che fa la barca sui finestrini. Tiri fuori l’abbronzante spray e inondi il coniuge incupito per il lungo viaggio.






Biyadhoo, l’isola scelta, è molto verde ma sai già che ci vorrà una notte di sonno per essere obiettivi.





Una receptionist  spiega in inglese comprensibile (cioè al tuo livello che è basso)  le regole principali del resort avvertendo delle forti correnti marine in alcuni punti dell’isola, poi consegna  le chiavi.
Liane sull'isola








La camera  è sul lato chiesto, quello migliore. Come tutti avevano scritto in internet ha bisogno di una massiccia manutenzione ma è pulita. Un po’ buia perché il verde nell’isola  è davvero tanto e scherma il sole e il mare che è a due passi. Le liane alla “Tarzan” (sono davvero resistentissime) si rovesciano sul sentiero  e amache invitano alla lettura.




Il cibo del ristorante di primo acchito sembra abbastanza buono, di gusto indiano e qualche pastasciutta.
Contrariamene ai viaggi precedenti  i turisti sono quasi tutti italiani. Un po’ naif. Sono riuniti a gruppetti in abbigliamento casual/disimpegnato. L’età è quella di mezzo e più, freschi pensionati e qualche coppietta che può fare le ferie fuori stagione. L’atmosfera è un po’ da camping, un pò da pellegrini che si incontrano nei ristori del cammino di Santiago. Nel senso: “Siamo qui per la natura, il mare, un interesse vero, il rispetto del globo”.
Il mare tanto sognato  è  trasparente, di quel turchese che sai essere sopra la barriera e  poco lontano il blu. Ed è proprio lì che spuntano i tubi di respirazione di chi fa snorkeling.
L’acqua non è caldissima ma non dà fastidio. Ti immergi e ci metti un bel po’ a raggiungere il reef perché non sei ancora pratica e non hai individuato il percorso più breve.
Alle Maldive i coralli sono bianchi ma noti che cominciano a colorarsi. Qua e là è tornato il viola e il giallo.
Poi i pesci sono sempre uno spettacolo. Costeggi il fondale e  torni a riva.
Nel pomeriggio gonfi il seggiolino salvagente, ti metti il cappello largo, occhiali da diva e te ne vai in acqua, remando con le braccia e sentendoti in trono.
Non tieni conto che:


1 – Al pomeriggio arriva l’alta marea;
2 – Facevi meglio a non spingerti al largo;


3 – Verso sinistra comincia la zona delle correnti.


Solo dopo un po’  realizzi che le onde ti hanno portato distante, che devi avvicinarti alla spiaggia, che non tocchi.
"Che problema c’è?" ti dici " Io e l’acqua siamo pappa e ciccia. So nuotare e poi ci sono ancora persone che fanno snorkeling  intorno".
I tentativi di raggiungere riva sono vani. Anzi ti ritrovi ancora più distante. Adesso vicino a te non ci sono più persone. "Forza, scendi da quel trono, usalo a mo’ di tavoletta . Bracciata da una sola parte con forza. Vuoi che non si tocchi un po’ più avanti?" Il fatto è che non ti sposti. Il marito ti cerca in spiaggia, sul bagnasciuga.
"Ehi, guardami sono qua". Lo chiami e ti sbracci. Macchè! "Mica dovrò fare come nei film e gridare aiuto?"
Non gridi aiuto, fai segno a due persone che da riva ti hanno visto. Si mettono la maschera  e pinne.
Ti raggiungono. Non eri disperata. Nuoti col loro aiuto verso riva. GRAZIE!
Non hai bevuto acqua. Ti sei solo un po’ spaventata. Perché allora la notte cominci a sentire freddo e hai un impedimento nel respiro?
Il giorno dopo arriva la tosse e la febbre. Dormi. Ti alzi solo per andare al ristorante dove prendi un po’ di zuppa e un cucchiaio di riso dentro.
Così per altri due giorni. Poi chiedi se ci sono voli per anticipare il rientro. NO.
Allora domandi di vedere un medico, che nell’isola non c’è. Devi prenotare la barca e raggiungere un altro atollo. Ti immagini si tratti di un  resort che ha il servizio medico presente, magari più costoso, più grande.
In realtà raggiungi Maafushi un’isola abitata dai locali.


Parliamo anche di questo:


Le Maldive sono care si sa. E quello che fa il costo sono i resort. Ecco che allora hanno cominciato a sorgere nelle isole più grandi abitate dalla popolazione locale delle guest house (piccoli alberghi) che a prezzi notevolmente inferiori dei villaggi offrono soggiorno,  la possibilità di accedere a spiagge riservate ai turisti (bikini beach) e ogni giorno vieni portato in barca a visitare atolli vicini dove fare snorkelling.
I  forum sulle Maldive sono pieni di post su questo. C’è chi  non le consiglia perché lì non trovi assolutamente le Maldive da cartolina, quelle con la sabbia “borotalcata” bianca, il mare turchese, le palme sullo sfondo. Le isole locali sono  disagiate, spesso sporche. Niente verde, niente barriera. Oltretutto essendo la popolazione di religione mussulmana vi sono restrizioni nell’abbigliamento. Se devi fare sette notti, meglio farle in un’isola resort . Certo, se invece  ti fermi un mese…
Il centro medico di Maafushi è un cadente fabbricato che potrebbe essere fotografato in India, in kenia o in qualsiasi altro luogo povero del mondo.
Ti stupisci per le infermiere velate. Nell’ombra del primo pomeriggio una dottoressa giovane in camice bianco ti chiede i sintomi e tu aspetti che ti visiti, che ti ascolti i polmoni, i bronchi.
Invece lei ti dice che dovresti fare un esame del sangue . Al tuo rifiuto scrive una ricetta per il farmacista e tu esci felice, per averla scampata. Da cosa? Dal disagio di un mondo arretrato, dall’incognito, da una lingua che non sai.
La farmacia (se si può chiamare così) sembra un bar malfamato. Il ragazzo dietro il  banco ha però il traduttore istantaneo. Ti dà le medicine sfuse, giusto  quelle che  servono, come fanno anche negli USA (medicine che non prenderai mai).
Verso sera la febbre scende, il mattino dopo  non c’è più. Comincia la vacanza. Fai il giro dell‘isola che è più grande di quello che sembra,  prendi un libro da leggere all’ombra. Ti rendi conto che il cibo del ristorante buono non è, fai due chiacchiere con chi ha potuto fare l’escursione dei delfini al tramonto. Ti bevi una pina colada per tirarti su. Il giorno dopo piove, fuori stagione. Di quella pioggia che continua insistente, come da noi. Il giorno seguente lo stesso; al ristorante la sera c’è un mormorio generale: “Colpo di stato alle Maldive”.
Tutti attaccati a dove prende il WiFi. Tutti col telefonino in mano.
Ci mancava solo questa. L’indomani si parte (che sollievo). Calca all’aeroporto per il fuggi fuggi generale. Il volo sarà pesante. Pieno di tosse. Lo scalo a Roma di corsa (controllo passaporti elettronico).
Mai vacanza fu peggiore di questa. La malattia in viaggio annienta tutto: la voglia di avventura e il coraggio.
 Il malanno in viaggio è solo desiderio di ritorno, di casa. Di certezze. Di un medico che ti dica respiri mentre ti ausculta, degli antibiotici e dell'aerosol.

Foto da Google immagini


p.s. Dimenticavo: la diagnosi fatta dalla giovane dottoressa maldiviana era esatta.

Foto di Biyadhoo