mercoledì 29 novembre 2023

DAHAB

Lungomare DAHAB
 



      Ho visto  Dahab dall’alto più di 20 anni fa quando dopo una escursione al Canyon Colorato ci siamo fermati a guardare il mare e il panorama. Uno scenario mai visto prima: un susseguirsi di divani, amache, cuscini colorati quasi sull’acqua. Colori sgargianti, tanto rosso, in spiaggia? Ma non si bagneranno con il risalire della marea? Uno scenario tra  alì babà e folclore beduino. 

Me lo sono detto allora. Io lì ci devo andare e non è stato facile. Nemmeno negli anni successivi. Da Sharm i tour sembrano scansare Dahab (il nucleo centrale sul mare) con una scusa o con l’altra. 

“Ti sei ricordata male, non c’è niente da vedere. Una località bella  di popolazione povera, quello che hai visto non c’è più, meglio un centro commerciale, sopra, sotto, prima, dopo”. 

Ho sempre temuto che non fosse così. Per fortuna ora c’è il web e quel luogo non era una visione, esisteva ed era il centro di Dahab.

L’anno scorso  avevo provato ad andarci da Sharm, che volete sono da sola, avevo chiesto una escursione privata: “Ma lo sa che per arrivare a Dahab ci vogliono i permessi, tre check point da passare? Meglio il Blue hole, il Canyon, Three pool. "Io voglio andare a Dahab". 

"Sì ma allora ci devi restare almeno 3 giorni…”

Mi provochi? D’accordo è un’idea. E così organizzo la cosa: mi compro i voli e per il soggiorno mi affido ad Alpitour. Un tour operator alle spalle mi dà garanzia anche perché arrivo col buio e Dahab sta ad un’ora abbondante da Sharm. Che poi ultimamente Alpitour on line fa prezzi davvero concorrenziali.

La mia discesa in quello che è il regno dell’arraffo, l’aeroporto di Sharm, è facile in quanto arrivo col passaporto, cosa che consiglio a tutti in quanto la C.I. necessita di un ulteriore cartellino per entrare eti costringe ad uno scontro su chi per soldi vuole compilartelo.

Acquisto scheda SIM ed è fatto, davvero. Fuori l’Alpitour mi fa salire in una jeep e si parte. L’autista è anziano e di Dahab per cui  i check point non li colgo. Qualche saluto cordiale dell’autista. Qualche rallentamento e stop: diversa la situazione al ritorno quando l’autista sarà di Sharm.

L’hotel è il Tropitel Oasis Dahab, un hotel con le montagne alle spalle, un’anima da frontiera (  6 km. a nord di Dahab)



Clima easy, l’italiano lo sento parlare una sola volta. Bei giardini. Atmosfera molto  orientale negli spettacolini serali. Un ritmo genuino di identità nel ballo, tanti turisti da Israele.

Il mare (ma non sono venuta per quello) delude, sempre mosso, bandiera rossa e anche nera e pontile quasi sempre chiuso. Farò lunghe passeggiate tra divers (tantissimi) e scheletri di edifici in costruzione abbandonati dalle crisi.


 

 

 

 

 

 

 Poi si va a Dahab in taxi dall’hotel. Mi lascia vicino al ponte  dopo che un ragazzo del resort mi ha fatto addirittura una mappa sommaria del posto.


La prima cosa che colgo sono i cani di taglia medio grande liberi e buoni. Poi le vie colme di divers, i bar che si susseguono e nei vari spazi tra un locale ed un altro gente al sole che fa snorkeling o immersioni. Cammino sia a destra che a sinistra del ponte, ritrovo indirizzi consigliati nelle guide. 

I prezzi sono irrisori ovunque. Mi siedo con un succo di frutta, faccio tante fotografie, compro in farmacia creme viso consigliate. Mi perdo nelle viuzze interne.



Il giorno dopo ho comprato dall’hotel una escursione ad un’oasi consigliata (Wadi Qunai).

Non sono la solita turista: no cammello, no motorata. Chiedo una jeep e loro mi accontentano…

 

                                                      Wadi Qunai

Recuperano il macellaio del paese con una jeep “folcloristica” senza cintura, finestrini e la porta che si apre solo da fuori (mettendoci però la maniglia che gira nell'abitacolo). Ma non importa. L’autista è simpatico. Sa un po’ di inglese, quanto me, e mi porta all’oasi, si ferma per le foto, mi accontenta nell’arrampicata di una scivolosa scarpata per vedere il paesaggio (non andateci poi la discesa è a rischio di rompersi una gamba) quindi si va a Three pool per snorkeling.

Il lungo mare di Three pool è molto pittoresco.

Giovanotti del posto si propongono come gigolò a  straniere agèe (e io che non ci credevo…) 

Three pools sono tre piscine collegate da  sentieri sotto acqua tra la barriera corellina. Merita? Non so. La location molto di più. Lascio una buona mancia  all’autista che deve essere una figura particolare del posto in quanto in seguito tutti mi chiederanno dell’impressione che ne ho avuto sghignazzando.

                             

Three Pools

                        



Il giorno successivo è interamente dedicato a Dahab, prima vado al mercato vecchio e mi siedo a prendere un tè alla menta in un baretto/caffè dove vedo sedute altre due europee, quindi cammino tra le botteghe sorridendo alla gente (metodo che adopero quando sono in un posto sconosciuto) tutti mi salutano, mi fanno i complimenti e si fanno fotografare. Un bambino mi rincorre per darmi il resto di una bottiglietta d’acqua. Poi altro taxi fino a Dahab. Stavolta mi soffermo sui bar con dehors sul mare, cammino col navigatore in periferia, mi siedo al tramonto in quei divani che mi avevano colpito 20 anni fa con un frullato davanti.



Certo il ricordo ha sempre un sapore più romantico, il presente è alterato da tante emozioni: insicurezza per il fatto di essere sola, la visione dentro il posto e non dall’alto, la paura di mancare il bersaglio, il ricordo.

Ciao Dahab , forse il prossimo anno tornerò da sola, con l’autobus locale da Sharm.

p.s. mi sono tuffata in quel mare torbido di fronte l’hotel, mosso, non consigliabile per chi fa snorkeling.

TROPITEL DAHAB

L’ho fatto prima del viaggio di ritorno a Sharm. Non potevo lasciare qualcosa di inconcluso.