sabato 8 maggio 2021

CASO VANNINI. Selvaggia Lucarelli in diretta Facebook con Federico Ciontoli

 


    Ciao Federico,
non so se ti meritavi proprio tutta la condanna che dovrai scontare, una cosa certa è che da te, forse dei quattro quello più compassionevole, ci si aspettava una cosa: la verità e tu non l’hai detta.
Non mi riferisco alle incongruenze  e depistaggi  degli altri, mi riferisco alle lacune, omissioni, illogicità delle spiegazioni che dai sul tuo comportamento. Che non hanno ragionevolezza nel susseguirsi dei fatti. Sei stato proteso nelle tue ultime due interviste (le uniche che hai fatto, credo) a difenderti molte volte aggrappandoti sui vetri ed eri esposto, si vedeva. 

A essere meno feroci nei tuoi confronti sarebbe bastata la verità non del fatto in sé ma del tuo agire. Credo che in questo l’educazione paterna, dell’uomo che non deve sbagliare mai, ti abbia contaminato. Purtroppo lo so i difetti dei  genitori, quelli che proprio non possiamo sopportare, ci entrano per osmosi e trovano in noi una coazione a ripeterli.
Non hai mai lasciato trasparire il pentimento, la fragilità di chi sbaglia. Quella che si tocca non quella che si ascolta.
Mi sono chiesta:
Non ti è venuto in mente nell’immediatezza del fatto (o anche dopo) di chiamare i genitori di Marco?
Hai trovato il bossolo quando tuo padre ribadiva di non aver sparato e non dirmi che non sei entrato nella stanza dove c’erano gli altri  allarmato  rendendo partecipi tutti che il colpo era partito davvero? Scusa ma proprio non ti vedo con aplomb  sussurrare  di nascosto la cosa a tuo padre… ma chi l’avrebbe fatto?
Non dirmi che non hai sentito  la telefonata del tuo genitore al 118 quando ha ingannato e ostacolato il pronto intervento. Ti stavi vestendo hai detto, ma quanto ci hai messo? Una volta sceso non ti sarai preoccupato di chiedere della telefonata?
Sei andato incontro all’ambulanza (che sarà arrivata lemme lemme visto il codice), spostato l’auto, ecc. ma perché? Giusto il tempo di coprire tutti i tempi di correità. E quando hai seguito l’ambulanza in macchina con i tuoi, ne avrete parlato, no?
Vedi noi ci immedesimiamo anche con la tua agitazione, la  giovane età, la dipendenza dal padre, la tragedia del momento, ma sono i fatti che non si susseguono nella logica del “noi al tuo posto”.
Sarebbe stato molto meglio dire:
Ho spalleggiato mio padre, sostenuto le sue menzogne, la sua prepotenza perché è mio padre. Ho sentito la sua assurda telefonata ma ho taciuto perché ero confuso e avevo bisogno di una guida, di qualcuno che prendesse in mano la situazione. Ho preferito anch'io credere che fosse solo (!?) un proiettile nel braccio. Che tutto alla fine si sarebbe sistemato.
Perché è quello che ci dicono e fanno i padri.