mercoledì 26 agosto 2026

HARRY E MEGHAN TORNANO NEL REGNO UNITO

 

 


   Harry e Meghan,

tra i più disapprovati, criticati, odiati non solo in Inghilterra e nei Paesi occidentali. Forse si può allargare il raggio.

Basta abbandonare un ruolo di ricchezza per essere perseguitati, bersagliati. Odiati.

E’ quello che ho davvero sentito nei loro confronti.

Molto più che per Andrea l’ex principe che di motivi per essere considerato reietto ne aveva a palate.

Ho visto youtuber guadagnare seminando odio nei loro confronti senza averne approfondito la conoscenza. Gruppi in cui qualsiasi argomento a loro giustificazione è stato aggredito, come è stato bannato e minacciato chi esponeva argomenti a loro favore.

Perché il pubblico voleva la forca.

Il pubblico… chi non era informato, acchiappava dicerie,  pettegolezzi, seguiva la corrente.

Ma se ti accusano di una cosa che non hai fatto (lite per abiti damigelle) devi startene zitta?

Devi accettare critiche sui tuoi confronti infondate?

Devi accettare di fare da bersaglio nel tiro a segno perché queste sono le regole della monarchia se ti capita di oscurare l’erede al trono?

Le sapete le regole della monarchia? E non parlo del mai lamentarsi mai spiegare.

Parlo che tutto, tutto ruota ad esaltare l’erede al trono e la sua famiglia. Sono permesse false accuse agli altri per metterlo in luce, accordi con la stampa a sfavore dell’entourage per avere in cambio articoli di esaltazione sui tabloid a proprio favore. Succede così da secoli.


Se è  inverosimile  che Meghan non conoscesse certi rituali di corte, sono certa che il cinismo e la spietatezza  delle ragnatele della “firm”  (uomini in grigio)  fosse difficile da conoscere.

 

Tutto è sempre stato nascosto, raccontato in un palco di teatro.

Ma davvero se andiamo dal medico o ci va  un nostro familiare e arriviamo ad un intervento gli esami medici a cui siamo stati sottoposti non hanno già rilevato il problema? Magari non l’estensione, le complicazioni. Ma la diagnosi ce l’abbiamo. Kate e Carlo no, loro l’hanno scoperto per caso, durante l’operazione!

Come  crediamo davvero che Carlo abbia saputo solo una settimana prima del ritorno di Harry e Meghan?

Ma che siamo? Se ci piace raccontarcela OK, ma crederci? Davvero 1 + 1 = 2  ed è logica.

Ci tengo a dire alcune cose. Ho letto Spare e credo che molti ne parlino senza averlo fatto.

 

Perché questo libro non è raccontare cattiverie sulla monarchia. E’ una esposizione di fatti. Un bisogno di pulizia. Quando hanno lasciato lo U.K. Harry e Meghan sono stati visti come traditori, arrampicatori sociali, ingrati perché non hanno lasciato che i tabloid li infangassero per esaltare l’erede al trono.

Perché criticassero qualsiasi atteggiamento di Meghan per far risaltare Kate.

Perché fosse loro impedito di impegnarsi in iniziative a rischio di oscurare i futuri sovrani.

Harry ha molto più carisma di William e Meghan è più incisiva di Kate.

Se ne sono andati trascinandosi dietro una scia di accuse e “colpe”.

Sarà che per me il senso di giustizia è importante e mi è sembrato più che giusto ascoltare la loro verità.

Ho trovato interessante, conoscere certi meccanismi che girano dietro le stanze reali.

Sì, William è stato il più attaccato nel libro di Harry ma credo  non si sia tenuto conto del bambino che quando è morta la madre sperava in un fratello più affettuoso.

Invece quest’ultimo lo ha allontano a Eton, gli ha consigliato di vestire da nazista, ha promesso che non sarebbe ricorso alle alleanze con i giornali per salvarsi la faccia, cosa che invece ha fatto, si è indispettito  per la barba concessa al matrimonio di Harry, è arrivato ubriaco al suo matrimonio.

 Certe falsità su Meghan attribuibili a Kate, avrebbero potuto essere smentite.

Non c’era spazio per Harry e Meghan perché minacciavano il primariato della coppia n. 1.

Adesso che i Sussex torneranno una cosa sarà certa Harry farà discorsi molto più empatici del fratello e i giornali di moda adoreranno i vestiti di Meghan contro le divise da hostess e Mary Poppins di Kate.

Kate così ossessionata da giovane insieme alla sorella per la moda.

Foto tratta dal giornale "Amica"

 

Questo non vuol dire  che il ritorno sia scevro da calcoli di convenienza, il loro “successo” è sempre stato legato alla loro appartenenza alla famiglia reale. E’ la loro linfa: Harry sa fare bene solo il suo ruolo, a Meghan bisogna riconoscere che si è impegnata a portare soldi in famiglia con risultati non brillanti.


 

Se ne tornano in un paese da cui sono scappati è vero, ma chi di noi non ha avuto aspettative su cui ha dovuto ricredersi e tornare sui propri passi?

E’ la vita. Adesso comunque arrivano da privati cittadini senza la gabbia del protocollo reale.

Certo Meghan è odiata, ne terrà conto. Camilla lo era ancora di più.

 In Harry senz’altro c’è un bisogno di riappropriarsi della sua posizione, di pareggiare certi conti.

I loro figli in Inghilterra avranno molte difficoltà ma uno status che in America non avrebbero mai avuto.

Scuse? William chiede scuse perché Harry ha raccontato episodi che indubbiamente lo screditano e vanno contro il protocollo reale ma se sono la verità perché dovrebbe scusarsi? Solo perché non si fa?

Harry ha messo il proprio equilibro psichico al primo posto. Poi se con questo è andato contro regole tradizionali della monarchia, può scusarsi per aver voluto andarci contro. Stop.

Non so come si muoveranno, sarà difficile. Avranno consiglieri ed esperti di immagine.

 Ma in Inghilterra ha già vissuto anche Meghan e quando si torna in un posto in cui siamo stati magari anche male c’è una accettazione che si è acquisita.


domenica 9 agosto 2026

GREA DI DOMEGGE



 

      Montagna.

Ha perso l’odore, me ne rendo conto.

Tutti questi anni lontana  hanno allargato però l’immagine e lo sguardo.

Il lago, per esempio. Sarà che abbiamo l’appartamento con vista sul lago Centro Cadore e gli Spalti di Toro. Calalzo per me era solo quello dal “Col de la Ciesa” e invece c’è anche qui, dalla finestra.

Mi ritrovo a parlare di morti. Inutile che vanti il mio diritto di appartenenza solo perchè  racconto dov’era la merceria, la macelleria, gli alimentari, il giornalaio e persino la latteria per la lavorazione.


Verso S. Antonio - Grea

 
Vecchia cooperativa ex alimentari, bar e sala da ballo - Grea




La gente mi guarda sbigottita. Parlo di persone che recupero dalla memoria, che mi sembrano vicine e qui sono state dimenticate. Sono anziana e forse un po' ridicola.

Eppure le gambe si muovono con agilità verso Rizzios, anche due volte al giorno. Paese che è diventato un rifugio per artisti. Case cadenti in legno. Storiche. Tabià rimasti inalterati nel tempo.

Apro la cassetta dei libri in prestito: è tanto che non leggo più. Il tablet si è mangiato le abitudini di una volta. Eppure lo comincio, il giallo, di quelli con la copertina gialla. Poi lo abbandono.

Trovo tutti più ciarlieri, più amicali o forse sono io che mi metto nella posizione di paesana. Mi muovo disinvolta.

Non capiscono che questo è il luogo del dopo. Dopo la maturità. Anche Ornella voleva finire qui.

Ma le sue erano parole irrealizzabili.

Ho aperto uno scrigno e mi sono riappropriata delle “gioie” che vi erano chiuse dentro. Andava aperto.

Era solo questione di tempo.

La fontana è inscatolata, la stanno restaurando.

“Per fortuna non l’hanno tolta, come a Domegge!” esclamo sollevata.

“Perché c’era una fontana a Domegge?” mi chiede l’operaio.

Sono stupefatta. Avrà 40 anni e magari non è del posto. Che ne sa lui della fontana di Domegge.

E “Pellegrin”? Una leggenda, una voce tramandata. Adesso ci sono le caprette portate in giro da 3 persone, libere (le caprette) e la signora che le conduce è elegante.

Sentiero per il ruscello - Grea

 

Le mucche non ci sono più, ecco l’odore che manca.

Ma arrivano in ottobre. Scendono dagli alpeggi.

Manca anche la cava di gesso. Ci ho scavato con le mani, in cerca. Sembra roccia adesso, come tante.

Le vecchiette del paese con passo traballante in queste salite mi fanno fermare e io ci parlo, le ritrovo, incontro questo borgo così bello, in alto, al sole in mezzo ai boschi.

Grea di Domegge

 

Che non serve prendere l’auto per cominciare il sentiero.

S. Antonio, Domegge, Rizzios, il Ruscello.

La sera la nipote si incanta, inevitabile, sul colle di S. Leonardo e io le chiedo di raccogliere l’atmosfera dagli occhi, e trasformarla in un balletto di quelli che improvvisa lei in una interpretazione che faccia uscire le emozioni del posto. Che a ragionare c’è sempre tempo.

Non so se l’ho influenzata o contagiata. Lo volevo ma volevo anche che fossero occhi nuovi a dare un giudizio.

E sarà una ripresa. Senz’altro. Riprendere un’ancora sommersa.

Grea di Domegge.




 
Grea di Domegge


Post precedente: Verso casa: Grea di Cadore

domenica 19 luglio 2026

LA RISPOSTA

 

Quando basta una locandina da paravento

    

      I soldi, niente conta più dei soldi al giorno d’oggi.

Principi, valori, il dovere del rispetto. Utopia, ma non utopia come modo di dire. Cinismo.

Il direttore delle case di riposo mi ha mandato una risposta sgrammaticata, da imbonitore.

Si è concesso di dire che avevo scritto una lettera accorata, piena di emozione.

Non la sua naturalmente, di  emozione. Ma se nemmeno le parole accordate in maniera efficace per entrare, cioè la perizia, non contano, cosa conta?

Un uomo “stazzonato” che compra, accorpa, fa soldi per il suo ente che poi si concretizzano in soldi per se stesso.

E io sono qui (noi), magari timorosa, ad accettare giustificazioni. A chiudere.

Come pretendeva il Direttore sopra, perché il potere è questo: è sempre stato questo: zittire gli altri.

Avere il pelo sul cuore, non ammettere i propri errori, negarli, dare dell’incompetente a chi ha visto morire per 8 ore la propria madre. E come lo ha definito? Un “ incident report” Certo qualche termine inglese serve a lustrare la stesura di una risposta piena di errori di ortografia.

Che poi mi fa pensare: la sua è mancanza di cura, presunzione di superiorità. Poca attenzione per il destinatario della lettera?

Naturalmente a lui non succederà mai quello che è successo a me, ci sarà sempre un “amico” alle due di notte.

Ma davvero solo perché non siamo nella sua sedia dovremmo chiudere gli occhi di fronte ad uno che scrive così?

I giri a vuoto, il nulla, la reticenza nell’inviare una cartella clinica dopo tre mesi.

Chiudiamo i cassetti, lasciamogli la sfrontatezza di fare corsi sul fine vita.

Lasciamo la poca trasparenza, la supponenza.

Caro Direttore sa cosa è un “incident report”? E’ una anomalia, un imprevisto, una alterazione in una procedura. Solo che la procedura, il protocollo non c’era.

Continui con i suoi accorpamenti, che quelli sì ritiene importanti, meritevoli di tempo, attenzione, una scrittura corretta.

Glielo dice una “persona” qualunque. Vede lo scrivere è il pensare. Ma anche questo non sarà colto.


Per non aggrapparsi ad un treno