sabato 21 febbraio 2026

IL PERSONAGGIO

 


   Si chiama Andrea e fa il sostenuto. Mi veniva da dire che ha della “sufficienza”.

Figlio di ristoratori e di una madre cuoca eccellente, che ha passato la responsabilità della cucina alla nuora. Brava, i suoi patti eguagliano quelli della suocera tranne nel sugo dei ravioli, fatti in casa, da precisare. E che non hanno il ripieno di ricotta e verdure come si può pensare ad un assaggio inesperto: dentro ci sono carni magre e coste d’argento.

E lui Andrea te lo fa notare dopo averti fatto il quesito. Risposta sbagliata. Quattro o tre.

All’inizio la prendi per una battuta, poi capisci che fa sul serio. Serve (a lui) per valutarti.

E tu che vai lì per mangiare ti senti di camminare sulle uova. Perché Andrea è imprevedibile. Con lui una richiesta di un altro po’ di vino o di un’altra mezza porzione seguono le regole del momento. Devi stare attenta al modo, al tono, alla parola. Non perdona. Non devi minimamente esprimere te stesso: l’amichevolezza fa troppo intimo, toglie deferenza e il rispetto che lui pretende.

Stenti a credere che sia lo stesso posto dove 40 anni prima andava tuo padre e i suoi amici non proprio raffinati al termine di un giro di bevute. Un cicchetto, un assaggio, un altro bicchiere e la domenica passava.

Non ricordo nemmeno di esserci stata tante volte per il classico pranzo. Erano altri tempi: tutto era misurato.

Sarà una quindicina d’anni che ritorno con frequenza e se all’inizio la cordialità e i ricordi mi illudevano di instaurare un rapporto di accoglienza ed essere riconosciuta, col tempo certe risposte con un po’ di “sfottò” e distanza (bizzarria?) mi hanno messa in riga.

Il suo è un personaggio sulla cui personalità viene da farsi delle domande.

Il ristorante è decadente dentro e fuori. I posti contati anche se il locale è vuoto. Si cucina per un tot di tavoli. Quelli che lui prevede per la giornata.


 

A volte dai fastidio, lo cogli. La cucina è ottima.

Le sue risposte taglienti:

“ Vieni per i ravioli? Allora non venirci più perché non è detto che li facciamo ancora!”

“ Il prosecco come lo vuoi? Scaraffato, in bottiglia, dentro il ghiaccio?”

E tu sai che non è una semplice domanda, è un trabocchetto. Testa la tua competenza, e di sicuro sbaglierai la risposta e lui se ne andrà borbottando sull’impreparazione di chi si siede alla sua tavola alla quale gli tocca servire commensali inesperti. Faciloni, pressapochisti: gente che non ha il gusto e la preparazione che spettano al suo ambiente.

I prezzi a volte sparano, ti conviene prendere il giusto perché se mangi meno il conto sarà lo stesso.

Adesso entriamo, un sorriso e saluto di educazione, un tavolo d’angolo. Speriamo di non urtargli i piedi. Le richieste le facciamo alla figlia.

Andrea a mio avviso ha classificato i clienti: i ricchi, le autorità, gli amici ma tanto amici. Gli altri e chi se ne frega pensa lui. L’orgoglio prima di tutto. Il rispetto del suo schema mentale, della sua visione del locale che rappresenta se stesso.

L’unico cedimento, l’ho visto fare in periodo covid. Ma è stato giusto: “buon viso a cattivo gioco”.

Alla mia età gli Andrea sono uno studio, un personaggio del mondo, sotto certi aspetti l’imprevedibilità crea interesse.

Piatti della moglie squisiti, che è quello che conta.