domenica 9 agosto 2026

GREA DI DOMEGGE

Luciana

 

      Montagna.

Ha perso l’odore, me ne rendo conto.

Tutti questi anni lontana  hanno allargato però l’immagine e lo sguardo.

Il lago, per esempio. Sarà che abbiamo l’appartamento con vista sul lago Centro Cadore e gli Spalti di Toro. Calalzo per me era solo quello dal “Col de la Ciesa” e invece c’è anche qui, dalla finestra.

Mi ritrovo a parlare di morti. Inutile che vanti il mio diritto di appartenenza solo perchè  racconto dov’era la merceria, la macelleria, gli alimentari, il giornalaio e persino la latteria per la lavorazione.


Verso S. Antonio - Grea

 
Vecchia cooperativa ex alimentari, bar e sala da ballo - Grea




La gente mi guarda sbigottita. Parlo di persone che recupero dalla memoria, che mi sembrano vicine e qui sono state dimenticate. Sono anziana e forse un po' ridicola.

Eppure le gambe si muovono con agilità verso Rizzios, anche due volte al giorno. Paese che è diventato un rifugio per artisti. Case cadenti in legno. Storiche. Tabià rimasti inalterati nel tempo.

Apro la cassetta dei libri in prestito: è tanto che non leggo più. Il tablet si è mangiato le abitudini di una volta. Eppure lo comincio, il giallo, di quelli con la copertina gialla. Poi lo abbandono.

Trovo tutti più ciarlieri, più amicali o forse sono io che mi metto nella posizione di paesana. Mi muovo disinvolta.

Non capiscono che questo è il luogo del dopo. Dopo la maturità. Anche Ornella voleva finire qui.

Ma le sue erano parole irrealizzabili.

Ho aperto uno scrigno e mi sono riappropriata delle “gioie” che vi erano chiuse dentro. Andava aperto.

Era solo questione di tempo.

La fontana è inscatolata, la stanno restaurando.

“Per fortuna non l’hanno tolta, come a Domegge!” esclamo sollevata.

“Perché c’era una fontana a Domegge?” mi chiede l’operaio.

Sono stupefatta. Avrà 40 anni e magari non è del posto. Che ne sa lui della fontana di Domegge.

E “Pellegrin”? Una leggenda, una voce tramandata. Adesso ci sono le caprette portate in giro da 3 persone, libere (le caprette) e la signora che le conduce è elegante.

Sentiero per il ruscello - Grea

 

Le mucche non ci sono più, ecco l’odore che manca.

Ma arrivano in ottobre. Scendono dagli alpeggi.

Manca anche la cava di gesso. Ci ho scavato con le mani, in cerca. Sembra roccia adesso, come tante.

Le vecchiette del paese con passo traballante in queste salite mi fanno fermare e io ci parlo, le ritrovo, incontro questo borgo così bello, in alto, al sole in mezzo ai boschi.

Grea di Domegge

 

Che non serve prendere l’auto per cominciare il sentiero.

S. Antonio, Domegge, Rizzios, il Ruscello.

La sera la nipote si incanta, inevitabile, sul colle di S. Leonardo e io le chiedo di raccogliere l’atmosfera dagli occhi, e trasformarla in un balletto di quelli che improvvisa lei in una interpretazione che faccia uscire le emozioni del posto. Che a ragionare c’è sempre tempo.

Non so se l’ho influenzata o contagiata. Lo volevo ma volevo anche che fossero occhi nuovi a dare un giudizio.

E sarà una ripresa. Senz’altro. Riprendere un’ancora sommersa.

Grea di Domegge.




 
Grea di Domegge



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