venerdì 14 giugno 2019

GOLFO DI MORBIHAN E CASTELLI DELLA LOIRA

foto Google immagini


     “Sai ci sono voli low cost per l’Europa veramente convenienti che partono dalla città. " Ho detto a mio marito.
Che so,  per Bordeaux per esempio, che non abbiamo mai visto, non ci sono i castelli della Loira là vicino?”
Ed è così che è partita l’idea di questo viaggio. I castelli della Loira.
Che poi la città più comoda per raggiungerli non è Bordeaux ma Parigi o Nantes che vola da Venezia con Volotea che è pur sempre una low cost.
Chissà perché nel mio immaginario i castelli della Loira stavano nel centro ovest della Francia.
Così a gennaio comincio a programmare il viaggio da fare in maggio. Una settimana: voli Venezia – Nantes.
Li acquisto ad un prezzo basso: 60 euro a persona andata e ritorno + 50 euro per il bagaglio. E’ comunque una buona tariffa, che si abbasserà ulteriormente più avanti per una offerta.
Sì, d’accordo i castelli, ma a noi piace molto anche la natura, il paesaggio, le ostriche. Non ci piacciono invece le città. Scartata Nantes.
Scrivo al forum di Tripadvisor che consiglia la Bretagna del sud. Un’ora di macchina da Nantes e si arriva sul golfo del Morbihan. Ci sono fotografie di insenature e barchette e maree e casette. E ostriche.
Decidiamo quindi di suddividere il viaggio in questa maniera: 4 notti a Vannes e 3 notti ad Amboise per vedere i castelli.
Ordino subito la guida Routard del Golfo del Morbihan (c’è solo in francese). Per i castelli si trova tanto materiale in internet.
A Vannes la guida consiglia una chambre d’hotes in una casa d’epoca con tanto di piscina esterna riscaldata, appena sotto le mura: Maison de la Garenne che contatto tramite mail, O. K. confermata.
Ad Amboise un po’, tanti,  consigliano l’hotel-ristorante la Breche, che fa parte dei logis de france. Una serie di piccoli hotel che offrono cucina regionale e buona ospitalità alberghiera. Si può richiedere i  cataloghi gratuiti direttamente all’associazione e arrivano  per posta in maniera sorprendentemente veloce.
All’hotel la Breche chiediamo la mezza pensione e siamo un po’ titubanti per qualche recensione un po’ controversa. La loro politica di cancellazione è rigida.
Per l’auto adoperiamo un intermediario on line della Budget.
Consiglio invece di fare tutto direttamente con la compagnia perché pur avendo sottoscritto la polizza casco in caso di incidente avremmo dovuto  anticipare la spesa del danno.
Qualche problema con il check in on line Volotea perché per scegliere i posti nell’aereo devi  prima spuntare che non li vuoi.
Nei miei viaggi parto sempre con i programmi fatti giorno per giorno, ristoranti dove cenare compresi e talvolta anche dove fare spuntini tipici, in questo caso tappe da ostricoltori.
A Nantes abbiamo la fortuna di trovare una impiegata del noleggio che parla un italiano perfetto e ci dà un’ auto con navigatore (ci domandiamo sempre come si faceva una volta con le cartine stradali).
Maison De la Garenne
Arrivare a Vannes è semplice e veloce, un po’ meno trovare Maison de la Garenne. Dopo tre giri attorno alla zona riusciamo a prendere la stradina a senso unico che porta alla villa.
Ad accoglierci la proprietaria molto gentile che ci dà un sacco di indicazioni in merito ai ristoranti per le cene: è molto educata, discreta e cordiale.
Il giorno dopo prevede la scoperta della costa sud del golfo.
Raggiungiamo in un attimo Sarzeau dove c’è in corso il mercato settimanale. Tanti banchi di pesce e frutta e verdura. Qualche banco di  impermeabili gialli da marinaio con l’interno bianco e blu. I prezzi sono decisamente più elevati che da noi su tutto.
Facciamo una bella passeggiata per raggiungere il porto ma siamo fuori stagione, gli appartamenti sono quasi tutti chiusi, così come i locali per pranzare.


Prendiamo l’auto e raggiungiamo Séné dove troviamo aperta La Belle d’Ilur , ferme di ostricoltori con tavolini in riva al mare e  una saletta interna. Ovviamente ostriche (ce le sgusciano davanti) ma anche gamberetti e vongole crude. Poi vongole al forno con salsa  bourguignonne. Il tutto accompagnato da pane , burro, vino muscadet e sidro.
Adesso vi spiego il sapore delle ostriche: mangiare il mare. Io direi così. La prima che assaggi è stupore puro. Un gusto inaspettato ma ricco e raffinato al tempo stesso. La quarta e quinta diventano un po’ stuccose, ma la prima…
Vannes è una bella cittadina medioevale cintata da mura  con il porto protetto dal golfo del Morbihan.
Una cittadina calda quando c’è il sole e che in periodo turistico credo sia molto frequentata. Molto suggestivo il centro storico, soprattutto verso sera quando si accendono le luci sulle case a graticcio.


Vannes - centro storico


Galettes Bretoni
    Il mercoledì sulla piazza si tiene il mercato che è strapieno di frutta e verdura. Fragole e ciliegie. Menta e erba cipollina. E poi caramello al burro salato (mou in crema) che viene messo dappertutto, squisite le crepes farcite e il tiramisù Bretone.
Non ci facciamo mancare les galettes,  sottili crespelle al grano saraceno riempite di formaggio uova prosciutto patate e tutto quello che ci può stare dentro.

Il secondo giorno ci imbarchiamo per l’isola aux moines (la guida ne parla bene) da port Blanc, neanche il tempo di salire e c’è da scendere. L’isola si percorre a piedi o in bicicletta. Noi ne noleggiamo due convinti di poter fare il sentiero costiero che invece è solo pedonale, per cui dovremo stare sulla strada principale che è faticosa (un continuo saliscendi) e  il mare si vede solo a tratti. Pedaliamo tra erbe alte e ville molto belle chiuse in attesa dell’estate. Anche qui ci fermiamo in una ferme di ostricoltori (etablissement Martin) più rustica di quella precedente: alcuni tavolini in un prato e nel menù ostriche. Stop.
Ci imbarchiamo per il ritorno un po’ delusi. Forse le guide non hanno poi sempre ragione.
Il terzo giorno è dedicato alla visita di quello che è stato votato dai francesi come il più bel villaggio di Francia: Rochefort en terre.
Siamo fuori stagione e l’ampio posteggio all’ingresso del paese è deserto, qualche coppia di anziani turisti.
Il paese è crudo, deserto, spoglio: pietre grigie un po’ desolate e noi  in cerca di fiori alle finestre e sui balconi che non ci sono. Sarà che ci aspettavamo un paesino come Beauvron en Auge ma ce ne andiamo con l’amaro in bocca.
Rochefort en terre






Beauvron en Auge
Auray






Il pomeriggio visitiamo  Auray, deliziosa con il suo porticciolo e le coppie di turisti  che passeggiano con il cane. Sento la nostalgia di Taby. Mi fermo a comperarle una pallina da gioco per quando torno.








Il giorno dopo si parte per i castelli, direzione: Amboise.





Il suo castello è un bel colpo d’occhio, così come le stradine che si intrecciano intorno già colme di turisti e dolci che sono un attentato alla dieta.





L’hotel La Breche è carino, il personale un po’ sulle sue. La cena alla francese.
Il primo castello che visiteremo è Chambord. Grande, prendiamo le audioguide,  un po’ disturbano in quanto sei sempre alla ricerca sul tablet della sala in cui stai così finisce che ti perdi l’atmosfera e l’insieme.
Visto dalle cartoline la costruzione nelle linee esterne mi ha ricordato i templi di Angkor wat. Anche se parliamo di due architetture completamente diverse. Interessante la scala a chiocciola su progetto di Leonardo da Vinci.

                                                                                                                                             
Castello Chambord











Templi di Angkor wat
Il giorno successivo visitiamo il castello di Chenonceau (detto delle dame perché furono delle donne a farne la storia) sopra il fiume Cher. Imponente la galleria che corre sul ponte. Ben conservate le sale, parzialmente arredate. Al termine della visita la guida consiglia una sosta all’Orangerie oggi trasformata in ristorante allocato sulle sale originali. Chiediamo un posto nella sala interna occupata a metà e ordiniamo un piatto di formaggi misti e un dolce per ciascuno (4 portate per 2). Poco dopo arriva la direttrice di sala alterata dicendo che non si può andare in un tal ristorante e prendere così poco.
Siamo rimasti basiti, sul momento non sapevamo se dovevamo ordinare dell’altro o che.
Poi abbiamo riflettuto che abbiamo girato il mondo e una scena così scortese non l’avevamo mai vissuta.
Abbiamo pagato il conto di 60 Euro e abbiamo fatto le nostre rimostranze, anche per iscritto una volta tornati in Italia. Non abbiamo ricevuto alcuna risposta.


Orangerie di Chenonceau


L’ultimo giorno abbiamo visitato il castello di Ussè, che si dice abbia ispirato Perrault  per la Bella Addormentata nel bosco.
La bellezza del castello si coglie soprattutto all’esterno, con le torri merlate fiabesche, il cortile, i giardini.

Castelle di Ussè


Alla sera riconsegna dell’auto e volo di rientro. In conclusione direi che si è trattato di un tour tranquillo in linea con la nostra età. Vannes è stata una gradevole scoperta. Peccato per quanto accaduto all' Orangerie di Chenonceau: la spocchia, il sentirsi superiori non favorisce certo il turismo, ancora meno l'indifferenza di chi ha ricevuto la segnalazione.
Ciao a tutti.

giovedì 2 maggio 2019

OMICIDIO VANNINI: UN COLPO D'ARIA




    L’uccisione di Marco Vannini, ragazzo ventenne figlio unico in una famiglia unita è un caso che mi ha colpito molto. Forse tra i casi di cronaca quello che mi ha colpito di più.
Ho seguito tutti i servizi televisivi di cui ero a conoscenza per avere informazioni sui fatti. Alla ricerca di quella anomalia dalla normalità che ti fa dire: ecco la motivazione, dunque  non succederà più.
Ormai sono passati quattro anni dall’accaduto, ci sono stati due gradi di giudizio. E se la prima condanna aveva un senso per i comune mortali (non certamente per i genitori, ma quale severità di condanna avrebbe senso per lenire la loro perdita?) la seconda lascia esterrefatti.
Di questi giorni il servizio fatto dalla trasmissione “Le Iene” che ho perso ma ho visto “Un giorno in pretura” che ha il merito di aver dato consequenzialità ai fatti e aver raccolto  le testimonianze processuali della difesa e dell’accusa. Ho avuto risposte (ovviamente quelle rilasciate) sui tanti perché che mi ero posta e sul succedersi dei fatti di quella sera.
Ecco quello che ho recepito:

- Antonio Ciontoli è un uomo che si nasconde dietro un lavoro “di prestigio” essendo ben consapevole della pochezza del suo ruolo (fa l’amministrativo) Avrà certamente un buon stipendio e sarà cosciente della fortuna avuta che vuole tenersi ben stretta a costo di tutto. Anche  della morte di un ragazzo.
Antonio sa di aver sparato, non riesco a capire che pensava di fare tergiversando e ritardando i soccorsi. Nei film gialli il colpito che vuole evitare l'ospedale va sempre a farsi curare da un medico “smedicato”, di solito ubriacone che finisce col salvarlo.
Stento anche a credere che avesse potuto perdere il posto di lavoro. Certo avrebbe perso smalto di fronte agli altri. Nessuno gli ha fatto la domanda (a lui che dice di aver amato Marco come un  figlo): “Ma se fosse stato uno dei tuoi figli ad essere colpito, ti saresti comportato allo stesso modo?”
E che ha detto Marco dopo essere stato colpito? Non avrà chiesto di essere portato in ospedale?
Ho visto Antonio nelle varie testimonianze col rosario in mano. Non l’ho mai visto manifestare dolore e disperazione per aver lasciato agonizzare un ragazzo un’ora e mezza, tra urla , svenimenti, indifeso.
D’accordo, lui non voleva uccidere di proposito, ma lasciare il ragazzo tra sofferenze e supplizi lo avvicina ad un torturatore.

- Martina, la fidanzata. Ragazza dal carattere forte, tiene testa all’avvocato dell’accusa con fermezza. Da parte mia credo che in quel bagno fosse presente anche lei.
Colpisce dell’intercettazione nella sala d’attesa della questura il suo immediato sostegno al padre.
Non si è immedesimata nelle ore di dolore di Marco. Povero ragazzo, un fine vita atroce e lei commenta: “Era destino”.

- Federico e Viola, il fratello di Martina e la fidanzata. Mi sembrano i più umani, i meno colpevoli.
Anche se  la mamma di Marco riteneva che a sparare potesse essere stato proprio lui per  la sua posizione in famiglia.
Federico ha chiamato il 118, ha cercato di intervenire ad alcune discussioni televisive, ha letto una lettera nel processo d’appello.

- La signora Ciontoli (come fa di nome?) è quella che si è defilata. Tranne quando l’abbiamo sentita andare dai vicini di casa per cercare di manipolarli su quanto era accaduto. Credo sia la giusta moglie di suo marito.

- L’avvocato dell’accusa è debole. Nella trasmissione vista sembrava poco incisivo. Molti "lasciamo perdere", qualche gaffe. Non adeguato a mio avviso ad un processo così difficile.

- L’avvocato della difesa: agguerrito e capace.

 Roberta Petruzzelli, conduttrice della puntata "Un giorno in pretura" conclude con questa frase:
"…Crediamo anche che il troppo clamore spinge tutti a radicalizzare il proprio convincimento e non contribuisce a fare giustizia".
Forse in parte è vero però la Giustizia non dovrebbe farsi influenzare. E dare cinque anni ad un uomo che ha lasciato morire un ragazzo senza dargli alcun aiuto, minuto dopo minuto di strazio davanti agli occhi e lui a parlare di colpo d'aria, pettine a punta, spavento,  capelli da asciugare,  non è  una pena severa.
Perché prima viene la vita umana, poi tutto il resto a cui ognuno è libero di credere.

martedì 2 aprile 2019

MAKE UP YOUTUBERS ITALIANE: QUALI E CHE COSA



Eurikioba e Basic Gaia


    Le youtubers di  make up italiane oggi sono numerose. La maggior parte sono  giovani ma si vede anche qualche over 40 e poi c’è lei, allegra52, che fai dei tutorial un po’ naif, un po’ svagati, un po’ vuoti.
E’ comunque una persona di tutto rispetto proprio perché dimostra tenacia, ostinazione e mostra la sua faccia a dispetto di chi vorrebbe “sul banco” persone giovani. Oddio, non c’è molto da imparare da lei, io la seguivo ancora dai tempi in cui stava a Shangai e mi affascinava l’idea di questa italiana da anni in Cina in un periodo di sviluppo economico dirompente, nel mondo spietato degli affari.

Se su google si fa questa ricerca:
Youtubers italiane di make up più seguite, oltre a Clio con circa 500.000 iscritti, troviamo:

- CherylPandemonium
- Marta Cerreto
- LaCindina
- KissAndMakeup01- Nicole Husel
- Makeup Delight ovvero Giuliana
- Osservatrice scaltra
- Basic Gaia
- Eurikioba

Ma a me piacciono molto anche le emergenti Like a candy shop e ilmondodiFranci. Non mi piace invece Giulia Cova che in pratica ad ogni video “spatafascia” sul banco quintalate di make up anche costosi di cui inevitabilmente parla benissimo (tranne rari casi). Non so, scusate, ma a me sembra non chiara la cosa, magari il suo lavoro è proprio la “provatrice” di prodotti…
Non mi piace nemmeno Giulia Bencich che è tanto garbata e carina ma, cavolo,  si trucca malissimo: faccia priva di tridimensionalità e polverosa, sopracciglia troppo calcate, scure e disegnate col righello occhi molto particolari che lei non sa valorizzare e impiastriccia di nero  spesso con enormi ciglia finte.
So che  ha fatto l’accademia di  make up e che lei si piace così  ma si fa fatica a seguire una da cui dovresti imparare e che si propone con questo aspetto.
Ci sono anche dei ragazzi, alcuni  simpatici come Giovanni Zummo, però sarò antiquata ma i maschi truccati da drag queen a me disturbano e non è una questione di razzismo. Forse è culturale: devo ancora abituarmi.
Seguire le youtubers fa inevitabilmente venir voglia di acquistare prodotti.  I consigli che posso dare in questo caso sono:

- Seguire le youtubers che hanno il nostro colore di pelle, che hanno il nostro tipo di pelle. Anzi che un po’ ci assomigliano nelle scelte dei colori e nel look.
- Aggiungerei anche di seguire quelle vicine alla nostra età anche se viene più facile seguire le giovani. (sarà  perché ci si vede sempre ragazzi).
Ho comprato molti prodotti usati/raccomandati dalle youtubers e ho preso anche delle cantonate.
Una l’ho presa con il blush in crema consigliato ormai tanti anni fa da Clio della Urban Decay colore rush.
A me stava malissimo, mi dava un look da avvinazzata couperosica anche se ne stendevo pochissimo.
Altro flop il blush in mousse (acquistato di recente) di Shiseido consigliato da ilmondodifranci nel colore 08. Su di me era cupo e soprattutto la texture si impallinava, un po’ come i bioccoli sui maglioni di lana.
Un flop è stato anche il correttore di Lancome effacerne long tenue colore 15 (estremamente chiaro anche per una latticina). Forse il correttore è anche buono, ma non è possibile che il range colori sia di quattro/cinque qui in Italia mentre in USA è di una ventina. Dopotutto si tratta di un brand Europeo.
Non mi ha convinto nemmeno il bronzer creme di max factor  che io ho preso nel colore più chiaro ma tende troppo al giallo.
Di mio ho sbagliato a prendere la matita labbra di Charlotte Tibury , Pillow Talk: osannata ovunque per me non vale i soldi che costa. Meglio le matite di puro bio.
Una ciofeca enorme per un periodo pubblicizzata da tutte è stato il leviga talloni del dott. Sholl: soldi buttati, adatto alle ragazzine con poche/nessuna callosità. Su di me è inutile.

Non riesco a capire come alcune youtubers  abbiano avuto tanto successo tranne il fatto che si presentano con la solita faccina carina e qualche aggiustatina plastica.



Non parliamo poi di Carlita dolce che ha costruito sul trash la sua fama. Del tipo: guardo il  video per vedere fin dove può arrivare.



Resto comunque dell’idea che ad attirare followers è soprattutto la personalità, quella che riesce a superare il vetro del video.
L’unica youtubers di cui mi fido molto per il momento è la coreana SSIN. I prodotti che ho acquistato consigliati da lei non mi hanno mai deluso.
Un consiglio che posso dare è diffidare dei prodotti provati per la prima volta nei tutorial.
Piuttosto fidarsi di quelli che vengono usati dalle ragazze per un trucco speciale, per un risultato preciso. Insomma quelli che adoperano (si suppone) quando non sono davanti al video.
E adesso finiamo parlando dei prodotti consigliati nei tutorial che una volta comprati mi hanno soddisfatta:

Holliwood fawless filter di Charlotte tilbury – youtuber  Ilmondodifranci e tante altre
- Bronzer Becca                                                                    idem
- Illuminante in crema Anastasia B.H. liquid glow              idem
- Bronzer e illuminante I heart revolution                            like a candy shop
Lip gloss Neve Cosmetics  Sunrise with Sea Monster       idem
- Correttori Max Factor  master Touch                                 cliomakeup
- Primer ciglia aritaum  idol real lash fixer                           SSIN
- Matita occhi Aritaum  idol e BBIA gel                              idem
- Matita sopracciglia Nature Repubblic micro slim              idem
- Matite labbra puro bio                                                         tante





 
 

sabato 19 gennaio 2019

PRODOTTI COREANI: TIRIAMO LE SOMME




Maschere viso in tessuto
       Sono stata travolta dai prodotti coreani dopo aver conosciuto  Ponymakeup.
Chi come me ha la passione del “trucco” sa che i prodotti usati nei tutorial sono una tentazione irresistibile se si vuol riprodurre il risultato del video. Quasi a credere che un prodotto simile che abbiamo in casa non funzionerebbe allo stesso modo.
Se poi i prodotti adoperati hanno anche un costo basso il gioco è fatto.
Le linee del make up coreano sono leggere, i colori quasi tutti sul rosa, l’eyeliner è nascosto sotto le ciglia superiori e una spruzzata di shimmer perla od oro sotto quelle inferiori.
Un po’ di blush sulle guance albicocca tenue o rosa, un rossetto solo sulla parte centrale della bocca, quasi a renderla più piccola.
Ma in realtà i trattamenti sono numerosi. C’è sempre un primer, dei correttori, degli illuminanti di base. Poi fondotinta leggero e correttore.
Ma siccome un tutorial tira l’altro, dopo ponymakeup è arrivato Ivan lam un ragazzo coreano che oltre al make up si occupa di skin care. Le sue dritte sui prodotti consigliati hanno contribuito al mio acquisto su ebay dei prodotti che  recensiva.
Mi sono rivolta ad ebay perché è più facile digitare il nome del prodotto, accertarsi che sia in Corea ed acquistare senza spese di spedizione.
I prodotti sono sempre arrivati tutti. Anche se:



-          I prodotti coreani hanno dei packaging scarsi. Nel senso che le plastiche  si spezzano.

-          Talune matite si seccano facilmente;

-          I correttori  da me acquistati tendevano al grigio.

-          Gli ombretti sono lontani anni luce dalla scrivenza dei nostri.

-          I Fondi non li ho mai acquistati, ma le persone asiatiche hanno un colore di pelle differente dal nostro per cui  credo  che i colori non siano adatti.


Tra tutti i prodotti acquistati si salvano le matite occhi, che loro adoperano tanto, per cui sono indelebili, non bruciano, hanno tante gradazioni di marrone da far sposare con il colore degli occhi.
Per quanto riguarda la cura del viso  (vedi anche i video di Ghotamista) i  prodotti coreani seguono dei principi diversi dai nostri. Sostanzialmente dopo una doppia detersione, c’è un toner o un’essenza applicata anche più volte. Poi un principio attivo, acido ialuronico e un olio.
Non mancano i peeling viso fisici o chimici e una protezione solare sempre molto alta: le ragazze fanno di tutto per sbiancare la pelle e diventare come noi occidentali.
Per cui si possono trovare delle buone creme solari. La chicca di tutta la procedura è la maschera viso idratante in tessuto da lasciare in posa per una mezz’ora.
Le maschere da me acquistate erano tutte buone anche se ho apprezzato:


Mizon Enjoy Vital UP Time hydrating mask
By Wishtrend Natural Vitamin 21.5 Enhancing Sheet Mask Natural Vitamin


Dopo un po’ mi è arrivato il timore che i prodotti acquistati su ebay potessero essere dei tarocchi
delle marche coreane. E anche se il prezzo era in linea con gli originali non ho più acquistato  a cuor leggero.
Allora mi sono iscritta ad un famoso shop  on line (Yes Style) ma è molto facile che il loro  pacco venga bloccato alla dogana, perché  sull’oggetto dell’invio scrivono" cosmetici" che è come dire:
ispezione certa (15€). No,  Yes Style non accetta  di scrivere altro per cui…
Mi sono trovata bene con la skin care coreana? Preciso che ho acquistato solo prodotti recensiti anche negli USA e in Inghilterra più che bene,  per cui sì.
Oltretutto in Corea vendono i sample, i campioncini generalmente in pacchettini da minimo 10, per cui si ha la possibilità di provare un prodotto senza spendere soldi per qualcosa che può con l'uso non andare bene .



Skin care coreana

Prodotti acquistati che devo ancora adoperare



      Adesso vi dico i migliori (per me ovviamente) per la skin care:

- Crema contorno occhi per occhiaie: CHICA Y CHICO Nude Fantasy Whitening Cream
- Crema notte al miele: COSRX  Ultimate Nourishing Honey Overnight Mask (valida soprattutto in estate)
- Crema alla ceramide: Dr.Jart+ Ceramidin Cream 15ml Nutrient Enriched Cream
- Struccante: Rohto Hadalabo Gokujyun Super Hyaluronic Acid Moisturizing Face Cleansing Foam che io adopero come secondo step dopo  The Face Shop Rice Water Bright Cleansing Rich Oil
- Gocce viso ai peptidi: KLAIRS New Midnight Blue Youth Activating Drop  Anti-aging Serum

Fra i prodotti make up:



3- matita sopracciglia Nature Repubblic 6- blush liquido Tony Moly  7-tinta labbra  8- ombretto crema micro glitter Misha  9 -palette Ponymakeup - 10 ombretto Etude BK 802 perfetto per sfumatura occhi nascosti

- Hightlighter: TONYMOLY Spoiler Mini Strobing Cushion (5)
- Mascara:  Innisfree Skinny Microcara (2) -
- Primer mascara: ARITAUM IDOL Real Lash Fixer (1) della stessa casa ottima la matita gel occhi-4

Prodotti per capelli: SKINFOOD Applemango Volume Essence Mist (spray volumizzante)


Tirando le somme, come succede nella vita ho ridimensionato il mio entusiasmo e come makeup, tranne le matite, credo che non comprerò più niente.
Per la skin care comprerò ancora dopo essermi ben accertata che il prodotto sia originale.
Stavo dimenticando questo tonico: Hanskin Real Complexion Hyaluron Skin Essence  molto idratante e rimpolpante.
Continuo ancora a seguire i video di pony che  negli ultimi tempi ne fa uscire pochi e poi ho scoperto SSIN che non è la sigla di una mutua santaria è una tutorialist coreana sorprendente. Una forza della natura. Un maschiaccio che sa trasformarsi in una gattina seducente. Lei lavora anche con molti prodotti europei e americani, fa recensioni mono brand e i suoi consigli per gli acquisti sono fedeli e spassionati.
Seguitela.
SSIN maschiaccio
SSIN gattina





giovedì 27 dicembre 2018

ANCORA SHARM



Xperience Sea Breeze - Shark Bay
      
       Dopo la sconfortante esperienza delle Maldive in cui  è rimasto insoddisfatto il desiderio del nuoto, dell’acqua, del mondo dei pesci  a ottobre ho cercato un volo per Sharm.
Dopo un primo contatto  con l’agenzia viaggi  sono tornata al fai da te e ho acquistato il primo volo stagionale che partiva da Venezia . Unica compagnia che faceva voli diretti: la low cost Air cairo.
Anche se avrei preferito per il clima partire ad ottobre, l’operativo  voli e impegni vari mi hanno costretta a partire il 4 novembre.
Il volo è stato acquistato ad un prezzo basso (250 euro a persona) con il ritorno un po’ scomodo alle tre di notte mentre la partenza alle 9 di mattina.
Una volta fissato i voli eccomi alla ricerca del resort.
Viste le esperienze precedenti funestate da problemi intestinali, stavolta la  priorità è stata di cercare un hotel con opinioni favorevoli in merito alla pulizia. Poi si sa con barriera vicina e bella. Ma esiste a Sharm una barriera brutta? Ho notato che se  si possono trovare zone più o meno ricche di pesci, i coralli sono stupefacenti dappertutto: coloratissimi , vari e scenografici.




Ma torniamo al resort. La rosa dei nomi era concentrata su: Savoy, Sentido, Sensatori e Xperience sea breeze. Che sono anche i più nominati nei forum. Scartato il Savoy perché taluni dicevano che agli Italiani davano le stanze peggiori, il Sentido  perché altri lamentavano problemi di pulizia e il Sensatori perché la stanza vista mare era troppo cara abbiamo prenotato l’Xperience sea breeze (tramite booking.com) apprezzato per la pulizia e la gentilezza.
L’hotel ci ha fornito anche il transfert dall’aeroporto  al prezzo di 25 euro andata e ritorno.
Il volo in partenza è stato molto comodo, fatto da un’ aeromobile non Air cairo con la fortuna di essere in due su tre posti. All’arrivo non dovendo fare il visto ( per noi only Sinai) la procedura è stata veloce. Fuori c’era il taxi dell’hotel ad aspettarci.
Per le telefonate abbiamo acquistato una Sim Orange all’aeroporto, che se ci ha supportato per viaggiare in Internet  non abbiamo capito che succedeva per le chiamate in quanto si è mangiata due ricariche fatte durante il soggiorno per qualche minuto di conversazione (whatsapp non funziona).
La bellezza di un viaggio a Sharm è che il tragitto è breve (4 ore) per cui si arriva non provati.
Avevo letto che il personale alla reception era un po’ scorbutico, invece anche in seguito ho avuto modo di apprezzare la cordialità dell’impiegato che parla italiano.
La stanza era sul blocco richiesto, vista mare. Ampia e confortevole. L’all inclusive ci ha dato la possibilità di fare uno spuntino nel ristorante vicino al mare aperto fino alle 4 del pomeriggio, ristorante che non consiglierei né per spuntini del mezzogiorno, né per grigliate la sera.
I pregi di questo resort sono due, anzi tre. Pulizia estrema, gentilezza di tutto il personale, possibilità di essere trasportati  gratuitamente a sere alterne  a  Old sharm, Naama bay, Soho square con il pulmino dell’hotel.
Altro pilastro della struttura è il manager  del ristorante principale che dirige in maniera efficiente un po’ tutto l’hotel.
Il resort d’altro canto ha un punto spiaggia veramente infelice. Un corridoio stretto terrazzato incastrato nella roccia che nel pomeriggio va subito in ombra e a novembre, più o meno alle 4 e mezza, la gente se ne va.
Spiaggia Xperience sea breeze


Un posto fronte mare si ottiene subito con mancia al bagnino (per altro molto simpatico).
Prima colazione, pranzo e cena non sono male. Tanta varietà ma per la qualità… da 6, 6-.
Caratteristici sono dei frutti che da noi non si trovano e sono un incrocio tra una pera e un limone.
Non male nemmeno i piatti cotti dal cuoco al momento. Sempre buono il pollo.

Il mare a novembre è ancora caldo e  mi sono goduta una splendida barriera corallina anche se non ricchissima di pesci.


Per le escursioni volevo rifare il Canyon colorato ma per motivi di sicurezza terrorismo il tour è sospeso a oltranza.
A Sharm c’è molta security e check point, come non avevo visto dai tempi del viaggio a Eilat. In verità l’anima turistica e vacanziera del luogo predomina su tutto. E anche le camionette di militari in divisa diventano parte della scenografia.
Sharm dall’ultima volta che sono stata si è riempita di luci e centri commerciali. Si è un po’ “LasVeghizzata”.
C’è persino una pista di pattinaggio sul ghiaccio a Soho square. Si è anche aperta ad un turismo arabo  ed egiziano che negli usi e costumi fa a pugni  con quello occidentale.
Per cui si vedono ragazze fare snorkeling in burkini e il turista arabo che scende a pranzo dieci minuti prima della chiusura con i figli e moglie coperta dal  niqab .
Se il mare è l’oro di Sharm, le montagne alle spalle sempre ovattate dalla polvere del deserto sono una pietra altrettanto preziosa.




Trovare un locale a Sharm per una buona cena di pesce è un problema. I soldi arrivati con il turismo hanno standardizzato l’offerta. Noi abbiamo provato ”Fares” a Old Sharm ed è stata una delusione.

Non è stata una delusione il Farsha cafè, un grande e tortuoso locale incastonato sulla roccia di fronte al mare. Un bar museo moderno  non propriamente arabo, non propriamente turco, pieno di atmosfera. Zeppo di persone  fra cui molte giovani, un po’(tanto) hippy, cosmopolita: Il mondo seduto davanti al tramonto con il mare sullo sfondo.


Farsha Cafè - Foto


Altra novità (?) di Sharm sono i falsi. Borse, orologi, vestiario.
I negozi di marchi contraffatti, original fake, hanno soppiantato tutto, in pratica ci sono solo loro. E dentro i più grandi ed eleganti a Old Sharm ci sono soprattutto italiani. Con i nostri bei vestiti ci buttiamo sulla merce contraffatta sperando nell’affare. In verità ci passerei  dentro ore anch’io.
“Grazie Bisciou!”, il nostro autista (dell’hotel) che ci ha accompagnato e aspettato.
Riepilogando capisco chi va a Sharm ogni anno,  anche più volte. E’ una vacanza economica, tutto sommato a breve distanza, in un bel posto.
Io ho già deciso che ci tornerò.

martedì 23 ottobre 2018

MOSCA E SAN PIETROBURGO







Mosca - Piazza Rossa
Questo è il resoconto di un viaggio fatto tra Mosca e San Pietroburgo nel 2003.
Ovviamente la situazione politica è cambiata. Di allora ricordo una grande libertà di esprimersi della gente. Il bisogno di respirare a grandi boccate una libertà appena raggiunta.
Lo pubblico come stava, scritto al ritorno nell'agosto del 2003.


   Di solito siamo turisti “fai da te”, ma in questo caso, spaventati dalla lingua, dalla scrittura cirillica e da alcune guide consultate ci siamo aggregati ad un viaggio organizzato di una settimana tra le due città principali con il T.O.  Metamondo  ripromettendoci di dedicare le giornate libere del tour a vagabondare per conto nostro.
Siamo partiti da Verona con una levataccia per  poter fare il tour che sostava una giornata in più a S. Pietroburgo in quanto da tante parti ci era giunta voce delle bellezze di questa città.
Mosca ci ha accolto sotto una pioggia sferzante, con una temperatura di 15 gradi quando in Italia ce  n’erano 35.
Guardando gli altri turisti arrivati con noi ci siamo accorti che la Russia è meta di un turismo anziano, sottovalutando lo stress e la fatica che si devono sopportare per superare i laboriosi controlli, e conseguenti code a cui vengono sottoposte le persone in un aeroporto russo. Questo non è da sottovalutare nel caso di viaggiatori con qualche problema di salute e poco abituati a muoversi.


Mosca - Aeroporto


Questi tour fanno capo ad alberghi che io scherzosamente ho chiamato “obbrobri del periodo sovietico” cioè costruiti nei 70 anni del passato regime.
Si tratta di alberghi destinati ad essere abbattuti con l’avvento del capitalismo. Troppo mastodontici, troppo dimostrativi: a Mosca ne stanno abbattendo uno adesso. Per la sua costruzione erano state demolite 12 chiese e veniva ironicamente chiamato: la tomba del turista ignoto.
Qualche chiesa verrà ricostruita  ci hanno detto, male, dico io, come la cattedrale  di S. Salvatore. E temo che niente potrà essere più come l’originale. Questo scempio della cultura è forse uno dei rammarichi che  si trascineranno per sempre i regimi  comunisti.




MOSCA:


Belle, alte ragazze dallo sguardo altero vestite alla moda.
Giovani uomini con l’espressione da duro.
Cupole  a cipolla dorate che svettano sopra i tetti, abbinate al blu e al verde: incantevoli.
La Piazza Rossa: non puoi fare a meno di immaginartela con la neve. Bellissima.
La cattedrale di S. Basilio restaurata esternamente come una scenografia di Euro Disney: ma non ci sono i bravi restauratori?
Il Cremlino e l’incanto delle sue chiese.
Le stazioni della metropolitana: stupefacenti!
E poi?
E poi le vecchine che tengono in ordine i gabinetti pubblici  per arrotondare la irrisoria pensione.
I cani stesi proprio davanti la porta di entrata delle metropolitane.
Gli adolescenti nei parchi, tutti con una bottiglietta di birra in mano.
I bambini che non ci sono perché sono tutti ma proprio tutti in colonia sul mar Nero.
L’entusiasmo di una ragazza che nei suoi discorsi ci dice che per loro, i giovani, adesso è molto meglio. E nella sua tranquillità di poter dichiararsi e parlare ci dice che qui  la libertà, almeno quella di espressione, sicuramente è arrivata.
E ancora?
Le donne che si sono date molto da fare per spiegarci la strada per arrivare al mercato di ImajlovIzo.
La proprietaria di una bancarella che mi ha indicato quale matrioska comprare tra quelle che vendeva. E non era una questione di prezzo: era una questione di gusto! Il più bell’oggetto che abbia portato a casa.
L’inglese così poco parlato e tanto indispensabile per poter comunicare  in un paese che vuole allinearsi all’occidente.
La squisita zuppa di zucca  mangiata al ristorante raggiunto con la tortuosità di una caccia al tesoro.





Mosca - Un matrimonio
 


 

S. PIETROBURGO:


Per noi un po’ una delusione. Ma è solo una nostra personale  impressione.
I canali sono grandi e sembrano fiumi.
I palazzi sono senz’altro imponenti ma a noi hanno dato l’idea di mancare di “tempo antico” di radici lontane.
La ragazza che ci accompagna dice che in Russia manca l’industria tessile e quella dei latticini. Noi vorremmo aggiungere che manca anche la tecnica del restauro perché  questi colori pastello squillanti dei palazzi  tolgono fascino e atmosfera. Una cosa bella da vedere ma in cui non riesci ad entrare.
Senz’altro incantevole l’Ermitage, da togliere il fiato “La Deposizione” di Rembrandt.
 Ma  quanta gente, quanta gente! Mi immagino qui da sola, magari in novembre con la neve, in questo palazzo che come nessun altro riesce a darti l’idea della grandiosità, a guardare questi capolavori dell’arte mondiale! Palazzo e opere: un connubio esaltante!



S.Pietroburgo - Ermitage


E poi?
E poi i discorsi di una ragazza che ci dice:
“ Si è vero adesso abbiamo la libertà ma non sappiamo come gestirla, come trattarla, come misurarla. Aspettiamo che ci dicano come fare. Che chi governa ci dia un metodo. Noi russi non abbiamo mai saputo bene gestirla la libertà. Ci disorienta.  Il nostro zar Alessandro II che ha dato la libertà ai servi della gleba è stato poi ucciso…”
E poi i minibus che seguono gli stessi percorsi degli autobus e puoi scendere dove vuoi. Eccitante il posto del cassiere, dietro l’autista: chi si siede raccoglie i soldi per tutti e dà il resto.
E poi i gattini in vendita per la strada, le bancarelle che vendono CD, i panifici con piccoli piatti caldi, le ragazze con i tacchi alti.
Se un viaggio è nei suoi ricordi, questo è  il mio.



giovedì 9 agosto 2018

HOTEL PER CANI





Foto Google immagini
  
   
















     Il rapporto con il proprio cane è un rapporto unico. Il cane semplicemente si innamora di te. L’innocenza del suo  affetto sottoposto alle strade che percorri  fa scatenare un delicato sentimento di protezione.
La preoccupazione di doverlo lasciare  in un pensionato o presso vicini  durante le  assenze ha reso preziose tutte quelle strutture che accolgono  gli animali per le vacanze.

Sono molte le residenze che con un sovraprezzo ospitano cani di taglia piccola e media. Ma i cani grandi? E chi ne ha più di uno?
Ecco che nei luoghi di villeggiatura alcune spiagge e hotel si sono riconvertiti all’esclusiva accoglienza di clienti con  cani. Perché diciamolo: i gatti sono differenti. Il loro affetto non è così totale e manifesto, ti vengono incontro quando torni da una separazione di giorni e capisci che sono contenti di vederti ma sarebbe traumatico far cambiare loro ambiente e  confinarli in una stanza d’albergo.




Taby e Luna

Non avevo mai avuto un cane prima di Taby e in realtà non so quando sia davvero cominciato il desiderio di averne uno.
Mi sono dedicata a lei in maniera eccessiva il primo anno, come è mio carattere. Durante le  vacanze estive ho cominciato a cercare in internet strutture pet friendly  (ormai  la terminologia inglese si diffonde a macchia d’olio e a mio avviso certe parole sono proprio azzeccate) così sono partita con il mio cocker dalle gambe lunghe a Vigo di Fassa, hotel Millefiori.
L’esperienza è stata più che positiva. I proprietari (Elena) molto gentili e disposti a darti tutte le informazioni dove portare a passeggio il cane.
Dietro l’hotel c’è anche una stradina dove lo puoi far correre  di prima mattina.  La pensione è piccola e a quel tempo  era aperto il ristorante con cibo davvero gradevole.
L’anno successivo il servizio pasti veniva fornito da un altro esercizio pur pranzando in loco.
Gli ospiti avevano  tutti un cane, talvolta due. Era bello trovarsi alla sera e far socializzare i propri pelosi, raccontando dei posti dove si era stati. E anche se eri da sola ti sentivi parte di un gruppo.
Davanti la struttura c’era una fontana colma d’acqua e Taby era l’unica a fiondarsi ogni sera. I cani (giustamente) non erano ammessi al ristorante. Fuori c’erano anche dei box ampi dove potevano essere lasciati gli animali al bisogno.
Di quella vacanza ricordo un proprietario anziano di un weimarener che faceva da guida e badante al suo padrone. Sempre seduto accanto a lui a cogliere ogni sua mossa e  la sera verso le 11 si alzava e faceva capire al padrone che era tardi e che sarebbe stato meglio andare a letto:
“ Ehi, mi sembri affaticato, su a letto  a riposarsi …”
 Incredibile!
Dietro l’hotel c’era un  grande albergo illuminato da cui si vedevano uscire ospiti con cani. Dopo un mese con alcuni familiari ho deciso di soggiornare in quell’albergo (hotel Fontana).
Abbiamo avuto la fortuna di stare nella dependance più tranquilla, con stanze  ampie e con più libertà di movimento per il cane. Sovraprezzo  circa 7 euro al giorno.
Se paragonato all’hotel precedente  non c’era storia: per una differenza a persona di 15 euro al giorno c’era molta più varietà e quantità  di cibo, la merenda, giochi per i nipotini, piscina, per cui…
La differenza di spesa comunque c’era e i conti in tasca non si fanno a nessuno. Dopo tutto sono sempre 37 euro in più al giorno per stanza.

Hotel Millefiori - Vigo di Fassa















       Quest’anno vista l’impossibilità di fermarmi con il cane in appartamento in Austria mi sono messa alla ricerca di strutture che accogliessero  cani.
Dapprima ho soggiornato al Monaco hotel di Santo Stefano di Cadore. Albergo  carino con buona cucina. Il mio non era l’unico cane. Durante i pasti lo lasciavo in stanza chiuso nel trasportino (ampio) temendo graffiasse la porta e al ritorno lo premiavo con qualche verdura sottratta al buffet della cena.
Dietro l’hotel c’era un bel giardino per fargli fare la pipì.
Dopo una quindicina di giorni mi sono fatta tentare dall’hotel con piscine per cani, Sonja a Cadipietra  in Valle Aurina.


E qui c’è da raccontare.
Hotel Sonja - Cadipietra
In questo hotel c’è gente un po’ da tutta Italia e Germania. I cani ospitati sono davvero tanti. Le persone che arrivano qui amano appassionatamente il loro peloso e di solito si tratta di cani viziati ai quali non importa proprio niente di socializzare con i simili: è molto più importante stare con i padroni.
Succedono zuffe e abbai un po’ ovunque (tranne di notte) quando i cani si incontrano. Ognuno pensa di avere il cane perfetto anche se non lo dice, per cui bisogna stare attenti al comportamento del proprio se non ci si vuole inimicare qualcuno. Basta che il tuo cane segua per un po’ un altro e quest’ultimo non gradisca, che subita scatta la protezione padrone. O se ne va lui o ti fa capire che sarebbe meglio te ne andassi tu.
Le due aree giochi, una con piccole attrezzature da agility e una con piscine sono piccole. Verso sera
sono troppo affollate e dentro non ci si sente a proprio agio (animali  compresi io credo).
Ho visto pochi cani andare in acqua, soprattutto sulla piscina grande.  Nei quattro giorni di permanenza ci è entrata solo Taby e un pastore tedesco.

Taby sulla piscina grande

La struttura ha  una utile stanza per lavare gli animali con vasca, shampoo, asciugamani , phon.
Io l’ho adoperata visto che la cockerina ama l’acqua e so di proprietari di un levriero afghano che la utilizzavano per toelettare il proprio bellissimo esemplare.
L’hotel era un po’ spartano (anche se il prezzo non lo era): reception, quando era aperta,  simile ad uno sportello d’ufficio, primi piatti alla sera da storcere il naso. Comunque le persone che vanno là non vanno per la cucina. Ed in effetti la piacevolezza di posti come questi  è il sentirsi ben accettati nonostante il cane.
Gli animali erano ammessi anche al ristorante. Io non avrei mai potuto portarci Taby: lei mendica continuamente. Ultimamente se non allungo un bocconcino persino abbaia. No, non avrei potuto andarci.
Al ristorante si vede un po’ di tutto: ho visto una coppia di mezza età con due meticci adottati dal sud che pranzavano seduti con loro. Sì, quattro sedie occupate: due persone e due cani seduti. Erano incredibili. Dipendevano in tutto e per tutto dai capricci dei loro animali. Si facevano spostare di tavolo se uno dei cani aveva in antipatia un cane del tavolo vicino. Di notte facevano i turni per portare i cani a fare la pipì:
“Sa signora poverini, soffrono da disagio da cambiamento, non sono abituati!”

Non ho potuto fare a meno di considerare come questi cani sottratti ad una vita di stenti dalle strade di Siracusa siano finiti seduti a tavola in un hotel dell’Alto Adige, vezzeggiati e ripresi come bambini i cui nonni permettono tutto.
Taby adora la montagna, è il mio apripista lungo i sentieri. Ritrova le tracce del ritorno. E’ sempre libera e non si allontana mai tranne quando siamo vicini ad un torrente e allora scende a rinfrescarsi. Sempre dieci metri avanti a me. Quando arriviamo alle malghe si rinfresca tuffandosi in un abbeveratoio e si rifocilla mendicando un po’ di torta (anzi quasi metà) che ho ordinato.
Per cui tornerò in montagna. Ci tornerò tra poco in un hotel dove sono ammessi i cani con un sovraprezzo.
Dopo tutto anche a lei come a tutti gli altri basta il proprio padrone vicino, un corso d’acqua, una strada in mezzo al prato.



Taby si rinfresca


Taby in ovovia