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Lungomare DAHAB
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Ho visto Dahab
dall’alto più di 20 anni fa quando dopo una escursione al Canyon Colorato ci
siamo fermati a guardare il mare e il panorama. Uno scenario mai visto prima:
un susseguirsi di divani, amache, cuscini colorati quasi sull’acqua. Colori
sgargianti, tanto rosso, in spiaggia? Ma non si bagneranno con il risalire
della marea? Uno scenario tra alì babà e folclore beduino.
Me lo
sono detto allora. Io lì ci devo andare e non è stato facile. Nemmeno negli anni
successivi. Da Sharm i tour sembrano scansare Dahab (il nucleo centrale sul
mare) con una scusa o con l’altra.
“Ti sei ricordata male, non c’è niente da
vedere. Una località bella di
popolazione povera, quello che hai visto non c’è più, meglio un centro
commerciale, sopra, sotto, prima, dopo”.
Ho sempre temuto che non fosse così.
Per fortuna ora c’è il web e quel luogo non era una visione, esisteva ed era il
centro di Dahab.
L’anno scorso avevo provato ad andarci da Sharm, che volete sono da
sola, avevo chiesto una escursione privata: “Ma lo sa che per arrivare a Dahab
ci vogliono i permessi, tre check point da passare? Meglio il Blue hole, il Canyon, Three
pool. "Io voglio andare a Dahab".
"Sì ma allora ci devi restare almeno 3 giorni…”
Mi provochi? D’accordo è un’idea. E così organizzo la cosa:
mi compro i voli e per il soggiorno mi affido ad Alpitour. Un tour operator
alle spalle mi dà garanzia anche perché arrivo col buio e Dahab sta ad un’ora
abbondante da Sharm. Che poi ultimamente Alpitour on line fa prezzi davvero
concorrenziali.
La mia discesa in quello che è il regno dell’arraffo,
l’aeroporto di Sharm, è facile in quanto arrivo col passaporto, cosa che
consiglio a tutti in quanto la C.I. necessita di un ulteriore cartellino per
entrare eti costringe ad uno scontro su chi per soldi vuole
compilartelo.
Acquisto scheda SIM ed è fatto, davvero. Fuori l’Alpitour mi
fa salire in una jeep e si parte. L’autista è anziano e di Dahab per cui
i check point non li colgo. Qualche saluto cordiale dell’autista. Qualche
rallentamento e stop: diversa la situazione al ritorno quando l’autista sarà di
Sharm.
L’hotel è il Tropitel Oasis Dahab, un hotel con le montagne
alle spalle, un’anima da frontiera ( 6
km. a nord di Dahab)
Clima easy, l’italiano lo sento parlare una sola volta. Bei
giardini. Atmosfera molto orientale
negli spettacolini serali. Un ritmo genuino di identità nel ballo, tanti
turisti da Israele.
Il mare (ma non sono venuta per quello) delude, sempre
mosso, bandiera rossa e anche nera e pontile quasi sempre chiuso. Farò lunghe
passeggiate tra divers (tantissimi) e scheletri di edifici in costruzione
abbandonati dalle crisi.

Poi si va a Dahab in taxi dall’hotel. Mi lascia vicino
al ponte dopo che un ragazzo del resort
mi ha fatto addirittura una mappa sommaria del posto.

La prima cosa che colgo sono i cani di taglia medio grande
liberi e buoni. Poi le vie colme di divers, i bar che si susseguono e nei vari
spazi tra un locale ed un altro gente al sole che fa snorkeling o immersioni.
Cammino sia a destra che a sinistra del ponte, ritrovo indirizzi consigliati
nelle guide.
I prezzi sono irrisori ovunque. Mi siedo con un succo di frutta,
faccio tante fotografie, compro in farmacia creme viso consigliate. Mi perdo
nelle viuzze interne.
Il giorno dopo ho comprato dall’hotel una escursione ad
un’oasi consigliata (Wadi Qunai).
Non sono la solita turista: no cammello, no motorata. Chiedo
una jeep e loro mi accontentano…
Wadi Qunai
Recuperano il macellaio del paese con una jeep
“folcloristica” senza cintura, finestrini e la porta che si apre solo da fuori (mettendoci però la maniglia che gira nell'abitacolo).
Ma non importa. L’autista è simpatico. Sa un po’ di inglese, quanto me, e mi
porta all’oasi, si ferma per le foto, mi accontenta nell’arrampicata di una
scivolosa scarpata per vedere il paesaggio (non andateci poi la discesa è a
rischio di rompersi una gamba) quindi si va a Three pool per snorkeling.


Il lungo mare di Three pool è molto pittoresco.
Giovanotti del posto si propongono come gigolò a straniere agèe (e io che non ci
credevo…)
Three pools sono tre piscine collegate da sentieri sotto acqua tra la barriera
corellina. Merita? Non so. La location molto di più. Lascio una buona mancia all’autista che deve essere una figura
particolare del posto in quanto in seguito tutti mi chiederanno dell’impressione
che ne ho avuto sghignazzando.
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Three Pools
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Il giorno successivo è interamente dedicato a Dahab, prima
vado al mercato vecchio e mi siedo a prendere un tè alla menta in un
baretto/caffè dove vedo sedute altre due europee, quindi cammino tra le
botteghe sorridendo alla gente (metodo che adopero quando sono in un posto
sconosciuto) tutti mi salutano, mi fanno i complimenti e si fanno fotografare.
Un bambino mi rincorre per darmi il resto di una bottiglietta d’acqua. Poi
altro taxi fino a Dahab. Stavolta mi soffermo sui bar con dehors sul mare,
cammino col navigatore in periferia, mi siedo al tramonto in quei divani che mi
avevano colpito 20 anni fa con un frullato davanti.
Certo il ricordo ha sempre un sapore più romantico, il
presente è alterato da tante emozioni: insicurezza per il fatto di essere sola, la
visione dentro il posto e non dall’alto, la paura di mancare il bersaglio, il
ricordo.
Ciao Dahab , forse il prossimo anno tornerò da sola, con
l’autobus locale da Sharm.
p.s. mi sono tuffata in quel mare torbido di fronte l’hotel,
mosso, non consigliabile per chi fa snorkeling.
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TROPITEL DAHAB
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L’ho fatto prima del viaggio di ritorno a Sharm. Non potevo lasciare qualcosa di inconcluso.