martedì 9 marzo 2021

RESTI DELL'INDIA

 

Palazzo dei Venti - Jaipur

   Del mio viaggio in India Rajasthan, fatto alcuni anni fa e peraltro l’ultimo a lungo raggio, mi rimangono flash, ritagli, frame sulla mente.
Li racconto.
 Il viaggio è stato fatto con un tour operator specializzato nella destinazione:  Clup Viaggi, qui ne parlo nel dettaglio. Viaggio individuale sempre con auto privata, non per snobismo ma è quello che le agenzie propongono al di là dei tour di grupponi. L’ideale nei tour, lo dico per esperienza,  è formato da un gruppetto  di 6/8/10 italiani: si crea compattezza, si scambiamo impressioni, ci si confronta. 

In India non è stato possibile.
La macchina turistica e intendo accompagnatori, guide, transfer è un po’ ovunque la stessa, tranne  rari casi in cui si crea una sintonia caratteriale, costituzionale che finisce comunque con  un ricordo affettuoso.
Ricordo Raj, il nostro autista: tra il suo poco inglese e il mio si andava da Dio. Nessun problema di inferiorità linguistica. Gli rimprovero (si fa per dire ma neanche tanto) il non avermi fatto rivedere il Palazzo dei Venti di Jaipur una seconda volta quando glielo ho chiesto. Direzione contraria a dove si andava, ha sbottato. 

Un rimpianto che però mi è rimasto:
“Raj, era il palazzo che mi ha rapito di più in quel viaggio, quel mancato tempo che mi hai tolto per chiuderlo nella mente mi ha lasciato una incompletezza che è un tarlo. Una mancanza”


Ricordo la guida di Jodpur, l’unica con cui ho potuto parlare a cuore aperto. 

Scherzare fra culture diverse  è meno facile di quanto si pensi,  è possibile urtare credi, valori e sentimenti senza volerlo.
” Ma perché gli uomini indiani sono così arrapati dalle donne bianche anche quando hanno al fianco bellissime giovani mogli?” E noi a ridere tutti insieme.
Ha anche spiegato, cosa che mi è rimasta davvero impressa per il suo totale accordo sull’argomento, che i matrimoni è bene che siano combinati. C’è un profondo rispetto per le scelte dei genitori che fanno senz’altro il  meglio per i figli.
“E se vi capita di innamorarvi di qualcun'altra?” ho chiesto. Mi ha guardato come se domandassi se il sole gira intorno alla terra. Impossibile. E parliamo di un ragazzo che aveva studiato all’università.
L’amore semplicemente non si cerca a 14 anni come facciano noi. Si aspetta.

Castello di Udaipur - ospita tre hotel

 
 



Ricordo il castello di Udaipur di notte: magia allo stato puro fra luci e cambio guardie. Deserto perché ammesso solo a chi soggiornava nell’hotel adiacente (Fateh Prakash). Un grosso merito a Clup viaggi che ci ha fatto soggiornare là ad un prezzo medio.
Ricordo anche la strada che ha fatto una mattina un pancake ordinato per colazione. Da una cucina ad un'altra. Fra le scuse del cameriere che tornava a dirci che stava arrivando. Io ci avrei  rinunciato volentieri  ma ormai si era messa in moto la macchina e fermarla si è rivelato impossibile. I giorni successivi non l’ho più chiesto.
Ricordo una lunga pedante spiegazione di un ragazzetto alla cittadella di Fatehpur Sikri.  Aiuto, fatelo smettere.

Cittadella di Fatehpur Sikri


Il tempio di Ranakpur, fine delicato marmo merlettato dentro un’imponenza strutturale e i sample dei prodotti da toiletta degli hotel che regalavo il mattino a Raj.


 

Tempio di Ranakpur

Il cibo: impossibile per noi italiani, di un piccante atroce che annullava il gusto. Ma neanche il pollo al curry, i piatti tipici. La bocca, la gola bruciavano talmente che il mangiare diventava una tortura.


Ricordo le galanterie sussurrate da un addetto al check in. Sempre per la solita fissa degli indiani per le donne europee anche se stagionate.
 Il Samode Haveli il più bell' albergo/ palazzo mai visto. Un sogno da mille una notte. Una reggia da Marajà.

 
 
Foto del Samode Haveli


Ricordo Raj che mi chiedeva sempre se avessi fatto il bagno nella piscina degli hotel. E io che non lo facevo quasi mai mi sentivo una con la puzza sotto il naso nel non fare una cosa che per lui era un sogno.


Ricordo il traffico, caotico ingestibile delle città e per fortuna che c’erano i clacson se no almeno una volta sotto un motorino mi sarei spiaccicata.
Il Taj Mahal così bello nelle foto, nelle cartoline. Un palazzo che nella realtà delude. Tutti lo dicono ma nessuno ci crede. Lui riesce bene nelle foto, di persona è un’altra cosa.


Ricordo la scontrosità degli addetti alla reception dello Sheraton  di Delhi che non ci hanno permesso di tenere l’hotel a pagamento qualche ora in più nonostante il mio impegnativo disturbo intestinale. Che poi un’ora dopo, la stanza era ancora da rifare.
Poi Pushkar il lago sacro agli Indu, luogo pieno di misticismo con i ghats e la cornice di case bianche.

lago di Puskar


 

 

 

 

 

 

Il tempio delle scimmie di Galta posto pieno di atmosfera a 10 km. da Jaipur, visitato da pochissimi turisti, uno dei posti descritti nelle guide come dell’India più vera, peccato che il giorno scelto per la visita  fosse  quello della festa annuale ed era strapieno di indiani. Si riusciva a stento a camminare. Ho visto ben poco. Peccato.

Tempio delle scimmie Galta - Jaipur


Ho notato che un viaggio a distanza di anni, lascia frammenti diversi a ciascuna persona, poi si ricongiungono nei racconti e si velano sempre di nostalgia.











giovedì 4 febbraio 2021

COSTRUIRE UN VIAGGIO

 

       Per costruire un viaggio bisogna essere appassionati. In caso contrario meglio andare in agenzia o fidarsi di qualcuno di esperto: un figlio, un parente stretto.
Non andate più in là con la parentela perché vedo anch’io che preparare un viaggio è un lavoro e sono disposta a farlo solo per me e i familiari più vicini.
Dunque c'è la passione, un computer, mancano ancora due cose: la destinazione e l’organizzazione.

                
Una volta individuata la destinazione bisogna considerare di che luogo si tratta e la nostra esperienza.
Se si è alle prime armi consiglio il fai da te in Italia e nei paesi europei più conosciuti come Francia, Spagna, Inghilterra.
Avremo bisogno di sapere un po’ di inglese, anche se con il traduttore di google si può fare.
E’ possibile anche  farsi aiutare, con l’acquisto dei voli, dall’agenzia e prenotare gli hotel per conto proprio o  il contrario: in questo ultimo caso possiamo  stipulare con il Tour Operator anche l’assicurazione medica, annullamento, ecc.
I  problemi che i principianti incontrano  riguardano i voli. Quando per arrivare a destinazione si prendono due voli è necessario tenere un tempo di almeno due ore tra l’arrivo del primo e la partenza del secondo.
Se i voli sono con la stessa compagnia i problemi sono minori anche se il rischio di lasciare le valigie nel primo scalo sono alte ( a me è capitato 2 volte).
Per l’acquisto dei biglietti aerei vi sono programmi on line delle compagnie di volo più o meno intuitivi.
Vi sono molti tutorial su youtube che vi aiutano sul "come fare".
Per la scelta degli hotel mi servo di Tripadvisor e guide cartacee anche se ho visto che la bravura di certe agenzie di viaggio specializzate in determinate destinazioni  difficilmente da soli si raggiunge.
Comunque a volte le mie scelte sono state migliori  di certe agenzie con signorine  frettolose.


Faccio l’esempio dell’India. Alcuni hotel proposti dall’agenzia non erano ai primi posti delle classifiche, erano al 12°, 20°. In realtà una volta lì mi sono accorta che erano pieni di atmosfera, quelli che ancora adesso ricordo con più nostalgia e avrei fatto un errore enorme a prendere quelli ai primi posti della graduatoria  di Trip o Booking. Perché?
Su Tripadvisor funziona il rapporto qualità prezzo: un albergo a 80 euro dove si sta bene avrà tante più recensioni di un hotel dove si spende 150 di pari confort  però con l’aggiunta di  atmosfera, scenografia, location. Queste ultime per i recensori contano fin là.

Leela palace hotel - Udaipur
    

              

Samode haveli hotel - Jaipur


    Ovviamente ognuno ha il proprio budget. Io sono dell’idea che i viaggi in un luogo si fanno una, due volte nella vita e quello che rende un viaggio un ricordo particolare è anche l’hotel in cui si soggiorna. Quando la differenza di costo non è tanta, meglio prendersi anche l’atmosfera.


Faccio  altri due esempi: il primo viaggio fatto da me con agenzia  (avevo un bambino piccolo) in Inghilterra e Scozia è stato rovinato all’arrivo (con transfer) dal receptionist dell’hotel che nonostante i voucher non voleva darci la stanza in quanto non risultava la prenotazione (ha detto).
L’hotel White House era molto elegante, troppo, per una famigliola in Kway. Ci hanno fatto aspettare fino alle 2 di notte, con la puzza sotto il naso del receptionist, che alla fine su pressione del ragazzo del transfer  ci ha dato la stanza solo dopo averla ripagata. I soldi  ci sono stati poi restituiti.
Per tutto il soggiorno (3 notti) siamo stati fermati e controllati nell’hotel per chiedere se fossimo veramente clienti. Tutti giravano elegantissimi e l’ingresso era un continuo via vai di  limousine…
Adesso  (ma anche allora) capisco che l’albergo datoci dall’agenzia era troppo di livello per i nostri bisogni e tipo di viaggio. Un tre stelle tipo Premier Inn sarebbe stato più idoneo.
Quello che per anni non avevo compreso era che il corrispondente inglese del T.O. doveva essere insolvente, ragione per cui ci hanno assegnato la stanza solo dopo averla ripagata.
Col fai da te questo problema non ci sarebbe stato.
Vienna, una ricorrenza da festeggiare tanti anni fa: ci è stato consigliato in agenzia un quattro stelle pietoso, tipo “wursteria” unta.
Se avessi prenotato io peggio di così non avrei potuto fare.


Per i tour fai da te di solito seguo le tappe dei depliant delle agenzie, arricchite da imput di luoghi consigliati da guide e diari/articoli on line.
Per i tour in determinate situazioni si può anche affidarsi ad agenzie del luogo.
In Vietnam noi ci siamo affidati ad Asiatica Travel raccomandata da tanti.
Se tornassi indietro non so se lo rifarei, in quanto le agenzie locali ti propongono  sistemazioni spartane e giornate intense dove dopo una settimana (ma anche meno) non ne puoi più.

TOUR INDIVIDUALE con agenzia locale o tour operator italiano?


A Bangkok la prima volta siamo andati tramite agenzia, la seconda  ci siamo stati col fai da te e l’hotel Chatrium  Riverside ci ha regalato un upgrade ad una suite. Con l’agenzia la volta precedente ce l’avevano proposta a pagamento.

 

Chatrium hotel riverside Bangkok



Per le prenotazioni gli hotel hanno una pagina web dedicata dove mettere i dati della prenotazione e carta di credito. Io scrivo sempre anche una mail per il tipo di stanza che voglio.
Può succedere  come in Florida che l'indirizzo mail non si trova. E allora si prenota a scatola chiusa. Ovviamente se si conosce bene la lingua si può telefonare.
Col fai da te,  possono capitare imprevisti: hotel in centro città difficili da raggiungere, valigie non consegnate, disguidi nelle escursioni. E’ da mettere in conto.
D’altro canto puoi andare dove vuoi e fermarti quanto vuoi. Devi cercare monumenti e comprare biglietti di ingressi da solo. Però è anche un modo per tenere sveglia la mente ed acquisire esperienza per il viaggio successivo.
Una volta sul posto programmo le giornate secondo i miei gusti, visitando dopo aver letto guide (la Routard  non manca mai) i posti, le attrazioni che mi piacciono di più. Leggo anche forum, blog, diari di viaggio.
Estrapolo in un foglio word le dritte più interessanti. Stampo. Porto con me.
Riesco a programmare  cosa vedere giorno per giorno.
Generalmente il costo del viaggio in sé è inferiore ad un pacchetto preconfezionato.
Certo, sotto c’è tempo e lavoro che per alcuni (me compresa) è un piacere , ecco perché ci vuole passione, ci vuole che il viaggio sia un tuo grande hobby, interesse. Come in tutte le cose.

 

 

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martedì 5 gennaio 2021

MAKE UP YOUTUBER ITALIANE OGGI

 



     Cominciamo da lei, la prima, la più seguita, la più empatica: Cliomakeup.
Come ho avuto modo di dire Clio ha dalla sua una grande personalità e carisma, che non si sono  guastati con gli anni e la fama.
Non è la più brava, anche perché sono rari ormai i suoi tutorial su youtube. E’ chiaro che  adesso si dedica alla  famiglia, alle sue bambine. Ha un blog curato principalmente da altri che vista la scarsità di commenti credo sia meno seguito dell'inizio. Una scorsa e via. Tranne quando si coglie il suo intervento negli articoli.
E’ tornata in Italia e si dedica nell’ambito beauty alla sua linea di cosmetici, ai suoi shop e alla pubblicità.


Basic gaia, ha un faccino da fatina carino e pulito con l’aggiunta di un brio ironico. Ha un considerevole numero di iscritti. Tratta brand economici rivolti ad un target giovane. Ho l’impressione che talvolta fare questo mestieri le pesi, ma ha capito che le dà da vivere. Con i lineamenti aggraziati qualsiasi trucco le dona ma sembrano anche un po’ tutti uguali.


Makeup Delight, siciliana trapiantata in USA. Deve essere una ragazza simpatica e intraprendente anche se a me i suoi atteggiamenti non attraggono. E’ proprio il suo modo di parlare, di proporsi che non mi cattura.
Mega villona appena costruita in Ohaio con sala cinema e piscina. Segno che la sua attività va bene. Anche lei ha una  linea di cosmetici in collaborazione con Cosmyfy.


Likeacandyshop: ragazza giovane che corre dietro con affanno alla sua passione. Dico con affanno perché lei è commessa a tempo pieno in un negozio monobrand e fa video nel poco che le rimane. Una ragazza che si propone con sincerità ed entusiasmo. Mi piace.


Ilmondodifranci, torinese che vive e lavora in Canada. Molto determinata. Una ragazza decisa, “forte” come vorremmo esserlo in tante. All’inizio mi piaceva, adesso questa sua grinta (leggermente “vannamarchese”) mi disturba. Ha cominciato a collaborare con molti brand e a monetizzare (suppongo). Per cui, sì la guardo sempre, ha le mie visualizzazioni ma non mi sono iscritta al suo canale.


Giovanna Lovison (mybeautyfair), veneta, al contrario di BasicGaia si affida solo a brand di lusso. Deve aver speso un patrimonio negli anni in acquisti beauty. Adesso è diventata testimonial meritata in Italia del brand Charlotte Tilbury. Intrattiene ed espone veramente bene e si esprime in un italiano colto. Brava.


Giulia Cova, non so io questa non la capisco e non l’ho mai capita. “Spatafascia” sul banco (si fa per dire) quintalate di prodotti di tutti i tipi costosi o meno. Una carrellata continua e infinita che è impossibile  abbia provato. Considerato che fa dai 3 ai 4 video alla settimana sono file di cosmetici su cui sinceramente non faccio affidamento. Certo ha tante collaborazioni, tanti prodotti le arrivano dalle aziende, ma sono comunque troppi. Di cose consigliate da lei (centinaia, migliaia) ne ho provate 2/3 e le ho trovate scarse, né buone né cattive. Inutili. C’è chi la ama, chi la segue. Chi la cita per scegliere i prodotti. Lei si propone in maniera gradevole. Ma non è una referenza per i miei acquisti.


Giulia Bencich, diplomata MUA, con un viso particolare. Onestamente difficile da truccare. All’inizio, anni fa, calcava tanto la mano su fondotinta, sopracciglia. Insomma a mio avviso, un po’ mascherone. Proprio quello che io non cerco dal makeup.  Ho visto un video di recente, per caso, e ho notato che  va più sul leggero  anche se la pelle del viso appare sempre secca, polverosa. Non la seguo.


Giovanni Zummo, sparito da youtube da più di un anno. Un ragazzo simpatico e conosciuto per i suoi scontri con la comunità beauty. A me piaceva anche per le sue qualità creative. Ma dopo le polemiche sul web e temendo che il suo canale (suppongo) diventasse  gossip più che beauty ha rinunciato a fare tutorial.


Liquorsbeauty, fa video con bei contenuti, trucchi da drag queen, e le  recensioni sui prodotti le percepisco come schiette e sincere. Lo seguo con piacere.


Carmi, trapiantato in Inghilterra. Il suo aspetto mi inquieta. E’ senz’altro una brava persona. Però, scusate (voi e lui) ma devo sforzarmi per seguirlo perché mi turba.


Annalisasuperstar. Grande. Non c’è altro da dire. Una personalità forte ma morbida. Con interiorità. E’ riuscita a dimagrire 80 chili (che non c'entra con la considerazione che ho per lei). A lei ti affidi e ti impensierivi  quando  sembrava non riuscisse a smettere di  dimagrire.
“No Annalisa non ti stavano criticando i followers”, si preoccupavano. Perché il florido (non obeso) è sinonimo di salute. Il troppo magro è sofferenza, patimento.
Annalisa ha numerosi canali youtube. Tra cui anche beauty. Grande donna, grande persona.


Carlita dolce. Il trash allo stato puro. Ha cominciato a fare video su “pappette fai da te” di bellezza vantando un diploma(?) nell’ambito chimico/farmaceutico. Poi è diventata l’apologia del grande fratello di youtube mettendo on line qualsiasi  cavolata sulla sua vita (in piazza). Il guadagno ad ogni costo. Sotto i suoi video, un seguito di commenti/insulti, che  credo non banni neanche più. Lei ci vive su quei commenti. Si è pagata interventi di chirurgia plastica e una villetta.
Ha ancora un numero incredibile di followers, credo più di 500.000 e per un periodo è  stata la più seguita dopo Cliomakeup.


NicoleHusel (kissandmakeup). Anche questa ragazza prometteva bene. Oggi è una versione meno grezza di Carlitadolce. Il suo canale è diventato una soap opera e penso sia seguita (tanto) per gli accadimenti della sua vita privata. Lei ostenta acquisti di lusso e uno snobismo camuffato da un approccio cameratesco. Anche se l'ho rivalutata dopo questo video.https://www.youtube.com/watch?v=UHqSHDXHQmI


Ola’s page signora sarda che seguivo soprattutto all’inizio. Adesso mi sembra molto interessata a monetizzare. Il suo atteggiamento talvolta è quello di un gatto che si è mangiato il topo. Anche lei presenta una sfilza di prodotti inviatile su contratti di collaborazione con YesStyle, brand coreano.

Non essendo iscritta a Instagram  seguo  queste persone solo su youtube. E' dai video  contenuti che ho tratto i miei pareri.

 

Makeupyoutuber straniere oggi

sabato 19 dicembre 2020

COME BIRILLI

 


    Se ne stanno andando come mosche. Anzi come soldatini birilli in attesa della boccia. Certo, se ne sarebbero andati lo stesso, magari qualche mese più avanti. Quelli più presenti mentalmente anche qualche anno.

Li ha uccisi il covid. Non la malattia ma il distanziamento, le restrizioni e l’isolamento che ha comportato.

Eli che il marito andava a trovarla due volte al giorno non ha resistito. I suoi occhi  per un anno non l’hanno più trovato  e si sono rassegnati: tanto vale chiuderli per sempre.

Rita voleva tornare a casa, sempre. Ma aveva tanti problemi di salute. Non di testa. Le piaceva girare con la sua carrozzina, guardare il giardino, parlare con la portinaia, quella socievole, non quell’altra che ti allontanava tagliente. Le figlie la adoravano, sempre presenti. Io mi fermavo spesso con lei.

“Sei un’amica” mi ha detto un giorno. Sei una madre  ho pensato io.

Annì, non so, lei ha avuto problemi fin da piccola. Ma c’era con la testa. Le ho regalato un braccialetto.

Troppo bello da portare per tutti i giorni, mi ha fatto capire.

Chissà se l’hanno aiutata a mangiare. Aveva sempre una badante al momento del pranzo. Se no pranzava per ultima. Chissà in questo anno di personale in quarantena, trasferito in ospedale, se ha sempre pranzato in orario.

Posso aiutarla? mi offrivo a volte. Non si può. E’ come andare via senza pagare. Non è permesso. Almeno in quel nucleo dove c’era  la responsabile Kapò.

Nerina aveva quattro figli, uno diverso dall’altro (con la testa ci ragionava ancora). Si lamentava perché andavano a trovarla solo la domenica. Con i figli maschi è difficile, lo so. Porta pazienza Nerina, se vuoi ti prendo un caffè.

E’ morta ieri, i figli in tempo di covid li vedeva quando era permesso.

Stava accanto a mamma. Che adesso che si è vista la morte vicino non riesce più a prendere sonno.

L’hanno messa a dormire sotto l’albero di Natale stanotte. Come Gesù bambino. Lì Nerina non va a farle scherzi dall’aldilà e tirarle le gambe. Ho paura, mi ha detto. Anche io.

La tragedia delle RSA è una tragedia grande. Una stigmata meritata: se hai messo i tuoi cari là devi accettare l’isolamento, il distanziamento. Devi accettare che il tuo caro sia espropriato e decidano gli altri.

Io l’ho messo per avere una base, un sostegno di fondo. Io la vedevo ogni giorno, veglio e mi preoccupo. Disturbo, lo so.

E’ che davvero non so più cosa fare. Una madre non dovrebbe mai essere un peso. Eppure è la curva della vita che scende. Aspettami mamma. Io torno.

giovedì 5 novembre 2020

QUANDO L’EPIDEMIA E' ALLA GOLA BISOGNA TIRAR SU LE MANICHE


 

foto da Google immagini

       Davvero non ci credevo. E molto probabilmente come me anche tanti altri visto che il governo si è trovato impreparato a questa seconda fase dell’epidemia di Covid.
Si ha un bel dire adesso che c’erano le previsioni dei tecnici (medici, virologi ecc.- peraltro non tutti), la profezia della seconda ondata si è frantumata  fra chi gridava “al lupo, al lupo”.
Abbiamo scansato le notizie catastrofiche relegandole  come  l’ennesimo tentativo dei media di drammatizzare per attirare l’attenzione.
E’ stato un colpo inatteso, ci ha scioccati più del primo e lo abbiamo negato. Anche perché la quasi normalità rientrata tra le nostre vite ci aveva inebriato. Il ricominciare non va per niente d’accordo con il tornare indietro.
Personalmente questo non dover finire mai, questa luce che non si intravede in fondo al tunnel mi ha fatto pensare: o. k. apriamo le braccia e le porte, facciamo in modo che tutti quelli che possono prendere il virus senza troppi rischi lo prendano. Tanto lo sappiamo che è lui che comanda, noi possiamo solo tentare di schivarlo. Ma l’affrontarlo per sconfiggerlo è andare contro i mulini a vento.
Sì, certo, si parla di vaccino: se, quando, come, dove.
Il fatto è che siamo stanchi. Sbandati. Arrabbiati.
Gli ospedali non reggono o meglio non reggerebbero. Potenziamoli ‘sti ospedali. Prepariamo persone. Tanto stiamo tutti a scartamento ridotto e qualcosa dobbiamo pur fare.
Istruiamo al virus in via telematica. Lo fanno gli studenti, non capisco perché non possono farlo anche gli adulti.
La nostra è una generazione che ha studiato, non siamo più nel ’19.
Per parte mia il virus lo sento ancora lontano.
” L’ho preso quando ho guardato la televisione” ironizzava qualcuno e la Gruber indignata.
Lilly cara, purtroppo è così. Certo voi con l’allarmismo esasperato, avete strillato e strillato. Basta!
Informazione?  Macchè è stare sul pezzo. Catalizzare la paura della gente. Che poi ci si ribella, si va in piazza, si tirano le bombe carta.

Solo allarmi, solo promesse producono l’effetto contrario.

C’è un virus, dobbiamo passarci attraverso. Potenziando trasporti, ospedali, ambulanze, medici, farmacie, infermieri. Non chiudendo le scuole perché è da là che potrebbe arrivare una mente biologica, virologica, medica in grado di scoprire cure, farmaci. Gli studenti di oggi saranno gli scienziati di domani.

Proteggiamo gli anziani come ha già fatto qualche comune. Con grazia e considerazione.
Prendiamoci ognuno le proprie responsabilità. Facciamo il massimo. Troviamo il modo di far fare i tamponi oltre che dai medici anche dai veterinari, assistenti sanitari, ecc. 

La situazione non permette scuse, né:” A me non spetta”.

Facciamo il possibile per i nostri cari nelle case di riposo. Apriamo una postazione in più così che possano incontrare più spesso i propri cari. Se non c’è, aguzziamo l’ingegno e troviamola. Ognuno deve  rinunciare a qualcosa. Niente può restare come prima.

 

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domenica 18 ottobre 2020

RISPONDO A VIOLA GIORGINI

 

   
Fin da bambini ci insegnano che la vita di ognuno è il risultato di quello che siamo e di quello che abbiamo coltivato nel corso del tempo.Una frase corretta, ma a volte non completamente veritiera. Può succedere, quando meno te lo aspetti, che la vita ti metta davanti ad una dura ed inaspettata prova, di fronte alla quale o sai prontamente reagire, o il corso della tua vita prende una strada diversa. Questa strada purtroppo la sto scoprendo un passo alla volta e dopo anni, quando la mattina apro gli occhi, ancora, facilmente, la confondo con un incubo...

 

     Cara Viola, rispondo alla tua lettera dal punto di vista di quelli che tu chiami spettatori. No, io non ho sprizzato odio sui social, né messo lettere anonime nella posta. Ti faccio una domanda però. Se il signor Ciontoli avesse lasciato te a morire tra sofferenze atroci e grida di aiuto soffocate da rimproveri , che avrebbero fatto i tuoi genitori?

Non si sarebbero comportati come i signori Vannini e  cercato giustizia anche con l’aiuto dei media? E cos’è la giustizia? La giustizia può essere condanna, c’è poco da fare.
Trovo la tua lettera in certi tratti contraddittori: da una parte dici di essere stata all’epoca del fatto (come lo sono  tutti i ventenni di famiglia) una ragazza stupida e irresponsabile, dall’altra sostieni che se non fossi certa della bontà del tuo comportamento non potresti vivere.

Eppure Viola, le grida di Marco, non potevano essere sentite senza reagire. Hai sostenuto anche di non sapere del colpo di pistola fino all’arrivo al Pronto Intervento. La signora Pezzillo dai vicini afferma che quando Federico ha trovato il bossolo  si è capito che Marco era stato ferito da un colpo d’arma da fuoco. E considerato che Federico è il tuo fidanzato trovo impossibile che non ti fosse stato riferito.

E che avete fatto tu e Martina in quei venti minuti sole a casa prima di andare in ospedale?

E perché vi siete disposti in maniera calcolata all’arrivo dell’ambulanza?

Vedi:  tutte queste strategie, queste bugie, reticenze, accordi, hanno un grosso peso sull’opinione pubblica  anche se a te, vista la lettera che hai scritto, non sembra. Tu credevi che il proiettile fosse fermo sulla spalla, che Ciontoli avesse ragione nel dire che Marco soffriva di un attacco di panico e non di una devastazione da proiettile che anche se ferma sul braccio certo bene non deve fare.

Ti stupisci perché non c’era l’intenzione. Però i fatti ti assicuro hanno disgustato. Versioni del signor Ciontoli continuamente diverse, sempre protese all’inganno pur di alleggerire la responsabilità. Mai nessuno di voi che si sia espresso chiaramente, che abbia ammesso accordi. Che si sia dissociato dal comportamento degli altri.

Sì, hai ragione c’è stato un circo mediatico, perché la trascuratezza (assurdità) nella morte di Marco ha spaventato e di conseguenza ha puntato i riflettori.

Hai ragione,  non si sa come ci si sarebbe comportati noi in una simile situazione: si sarebbe andati in panico ognuno in conformità al proprio carattere. E’ che io non ho colto in voi l’umanità, il lasciar cadere le braccia di fronte agli schemi, alle raccomandazioni chieste, alle versioni strampalate che hanno alimentato ricostruzioni fantasiose. Vi ho visto piangenti, spaventati, col rosario in mano ma perché temevate per la vostra, di vita. Scusami è questa l’impressione che ho ricevuto.

E l’agire dopo, il chiudersi in blocco ha fatto diventare la famiglia Ciontoli “ i Ciontoli”, te compresa.

Perché è vero che l’odio dipende da chi lo subisce.

Ti faccio  un’altra domanda:

Se fossi stata tu “una spettatrice” e non protagonista assolta che avresti pensato?